Alpi Occidentali Volume 1 [RECENSIONE e INTERVISTA a Christian Roccati]

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C’erano una volta le Guide dei monti d’Italia. Erano piccole, grigie, dalle pagine tanto sottili quanto ripiene di storie e salite. Un tempo erano unico e solo punto di riferimento per gli alpinisti di tutte le generazioni che scorgevano in quelle pagine il sapore vero della montagna e vi trovavano un mondo infinito dove sognare la prossima salita. Negli anni le guide sono state aggiornate ma con il tempo sostituite e surclassate dall’editoria moderna che privilegia le scelte di pochi (ma buoni) itinerari di zone e settori sempre più specifici all’immensa ed enciclopedica quantità di proposte delle vecchie guidine. La scelta certamente è andata incontro al gusto dei lettori ma il fascino e soprattutto l’utilità di questi piccoli libricini non muore mai, come il piacere di scorrere con gli occhi i nomi delle grandi montagne che queste guide portano sugli scaffali degli alpinisti che non si accontentano.

In questo scenario si inserisce la nuova collana, Il grande alpinismo sui monti d’Italia, di Alpine Studio che in collaborazione con il CAI ha riniziato a raccontare montagne, storie e salite del nostro meraviglioso arco alpino. Il nome ci ricorda però come l’idea non è (purtroppo!) quella di riproporre e aggiornare le vecchie guide ma trasformarle in qualcosa di nuovo, moderno e certamente adatto ai nostri tempi. Il terzo volume della collana pubblicato nell’estate 2018 è dedicato alle Alpi Occidentali e segue Alpi Carniche – Alpi Giulie di Carlo Piovan, Emiliano Zorzi, Saverio d’Eredità (ristampato nel 2018 nella sua sola parte di Alpi Carniche Occidentali) e Prealpi Lombarde di Matteo Bertolotti.

Monviso @Alpi Occidentali Vol 1

Monviso @Alpi Occidentali Vol 1

Il volume – Alpi Occidentali Volume 1 – è curato da Christian Roccati e Cesare Marchesi che ci raccontano questo angolo delle Alpi con una selezione di arrampicate che spazia dalle Alpi Liguri al Monviso, dalle Marittime alle Alpi Cozie Meridionali. Un territorio vasto e ricco di possibilità ma spesso terreno di conquista più degli alpinisti del luogo che meta dei forestieri. E il pregio e l’obiettivo di questa guida è soprattutto questo, regalare agli appassionati un assaggio di queste montagne con pochi itinerari, descritti in maniera veramente precisa e puntuale, scelti dagli autori per ciascuna delle montagne più significative. Il risultato è un mix interessante dove alle grandi classiche si affiancano proposte più moderne in un range di gradi e difficoltà che riesce ad accontentare tutti. Non manca però per ciascuna cima un’ampia e precisa introduzione che va incontro alla curiosità degli alpinisti più esigenti e che lascia spunti e suggerimenti per altre salite in questi gruppi che regalano tante sorprese ma soprattutto belle arrampicate.

-> SCHEDA LIBRO <-

Christian Roccati e Cesare Marchesi

Alpi Occidentali Volume 1

2018, Alpine Studio

9 DOMANDE ALL'AUTORE, CHRISTIAN ROCCATI

1 – Qual è il tuo rapporto con queste montagne e soprattutto da dove nasce l’idea di raccontare queste cime attraverso le sue arrampicate più belle?

Sono di padre valdostano e madre ligure e ho vissuto buona parte della mia vita in Italia dividendomi tra le due dimore. Da più grandicello imparai a conoscere queste combe grazie ad alcuni anni di ripetizioni, sondaggi e aperture con il mio socio storico di allora Ernesto Dotta. Alpi Occidentali racconta le grandi Montagne dell’arco che parte dalle Alpi Liguri, passa per le Marittime e arriva sino alle Cozie meridionali e specificatamente al Monviso. E’ un territorio immenso, circa il 20% delle Alpi!

Quando ero un ragazzino conobbi la Guida ai Monti d’Italia che mi fu presentata come il riferimento per i montagnard …ed era vero. Sognavo di essere uno scrittore d’avventura e un avventuriero…

La storica GMI delle Alpi Marittime

La storica GMI delle Alpi Marittime

Qualche anno fa assistetti alla genesi del progetto di rilanciare una nuova versione della collana, trasformata completamente in un “best off”, una fotografia sintetica che presentasse le Alpi italiane mediante editoria contemporanea. Poco tempo dopo fui chiamato io stesso per creare alcuni di questi volumi e, anche se ero davvero impegnato tra i vari lavori di gestione, le spedizioni, i viaggi, le conferenze e i libri, non dimenticai la promessa che avevo fatto a me stesso da piccolo. Accettai un libro, con il quale avrei discorso di questa fetta di infinito, a misura d’uomo. Per un’opera così mastodontica che avrebbe senz’altro avuto riedizioni e approfondimenti cercai un riferimento universale trovandolo nell’amico Cesare Marchersi, il mio coautore, un’autorità in materia con 1200 ascensioni specifiche al suo attivo su ogni terreno, alcune estreme, e una ricerca spasmodica culturale di svariate decadi. Cesare ha una storia personale profonda, anche artistica, e idee anche spesso diverse dalle mie, un equilibrio molto importante!

L’arco alpino occidentale per me che sono abituato a viaggiare nelle terre estreme in giro per il globo, rappresenta la magia primordiale, antica e selvaggia …alle porte di casa! Rappresenta il silenzio, che in montagna non si trova oramai davvero ovunque.

2 – Marittime, Alpi Liguri, Cozie Meridionali, Monviso. Un territorio vastissimo ma qual’ è la vostra zona preferita, con cui avete un rapporto speciale? 

…direi quella appena descritta da te! Ci sono decine di migliaia di vie di scalata su ogni stile in questo immenso settore, tutto da scoprire. Tra queste vallate si sono svolte alcune pagine della storia dell’alpinismo che sono semplicemente leggenda, che si sono celate all’interno di quelle più note tra monte Bianco, Rosa e Dolomiti. Innamorarsi di queste cime significa aprire le porte di un universo sconosciuto ai più, dove si va per amore vero per la montagna e non per farsi notare o mettere l’ennesima foto su instagram.

3 – Oggigiorno in montagna si tende a banalizzare un po’ tutto, soprattutto le difficoltà. Nello scorrere le pagine della guida si nota come ogni salita anche quelle classiche a chiodi o non attrezzate siano descritte con i gradi francesi che fanno inevitabilmente pensare alla falesia o a vie ben attrezzate. A cosa è dovuta la scelta?

Nel volume le vie sono descritte metro per metro, ogni tiro, ogni sequenza, persino ogni passaggio, con tutti i riferimenti in maniera quasi maniacale. E lo stesso possiamo affermare anche per le discese, sui sentieri, di segnavia e riferimento in riferimento, o sosta per sosta. Lo stesso vale per l’attrezzatura necessaria, i pericoli e i rischi, le caratteristiche, le peculiarità e la storia relativa, quella vera! Se però parliamo delle schede sintetiche e/o della nomenclatura delle difficoltà, allora in generale abbiamo usato una scala unificata e una sintesi alla francese. Nell’arco alpino occidentale l’influenza moderna ha evoluto estremamente lo stile degli apritori di cui abbiamo rispettato lo spirito: nello specifico tutti gli apritori moderni di maggior spicco sono stati contattati e hanno collaborato al volume. Le relazioni originali sono state curate principalmente da Cesare e poi da me editate; abbiamo dovuto adattarci al format della collana, ma ci siamo imposti sul mantenere anche una valutazione complessiva, una descrizione dell’equipaggiamento specifico e una descrizione iniziale. Nelle stesse pagine avremmo potuto mettere 1000 vie, invece ne abbiamo scelte un po’ meno di 200, a cui si aggiungono le varianti e le citazioni, sviscerandone però ogni particolare benché minimo. Basta leggere una relazione aprendo a caso il libro per capire che assolutamente non si parla di falesia, e le decine e decine di foto, addizionate agli schizzi, parlano chiaro.

Rocca la Meja tracciati vie e avvicinamenti @Alpi Occidentali Vol 1

4 – Sempre a proposito di spit e chiodi. Nella maggior parte delle zone descritte, a differenza di altre regioni, lo spit è stato completamente sdoganato in montagna, anche se rimane sempre un certo rispetto per le classiche storiche. Tutto ‘colpa’ dell’influenza francese? C’è qualche settore dove invece si può praticare solo la cosiddetta arrampicata trad? 

Lo spit prima, il fix dopo, hanno una storia alpinistica che risale a svariate decadi ed è infatti antica rispetto a stili recentemente in voga. A mio personale parere riferirsi solo all’influenza francese non sarebbe corretto, nemmeno in chiave cronistica, ed è bene capire che parliamo di un passato consolidato non di qualcosa di moderno in nuce. Nel mondo ci sono un’infinità di stili di apertura: un notissimo scalatore disse all’incirca che se ci fosse un alpinista, ci sarebbe un tipo di alpinismo, ma esistendone migliaia, esisteranno migliaia di stili di alpinismo. Come hai detto tu stesso, l’importante è il fondamentale e doveroso rispetto per ciò che c’era prima …e per ogni cosa aggiungo io. Potremmo affrontare il gigantesco dilemma che “spittare” una via classica senza confronto con i locali o il permesso dell’apritore, sarebbe un’oltraggio, come del resto lo sarebbe schiodare una linea aperta dal basso con il tassellatore, senza i medesimi confronti, per farla diventare trad.

Punta Udine, Tempi moderni @Alpi Occidentali Vol 1

Punta Udine, Tempi moderni @Alpi Occidentali Vol 1

Ricordiamoci che tradizionale e trad. non sono sinonimi, ma si parla di due elementi che non c’entrano alcunché. Un conto è la tradizione alpinistica nata in Alpi con martello, cunei e chiodi, un conto è lo stile trad. inglese fatto di blocchetti, passando poi per l’evoluzione del friend, il clean climb, il Nuovo Mattino, le Antiche Sere e via discorrendo. Sarebbe un discorso immenso … Diciamo più semplicemente che, come in moltissime terre cariche di storia, nelle Alpi Occidentali è possibile trovare davvero di tutto, una ricchezza culturale enorme, interessata da un popolo di appassionati che sa bilanciare bene le cose: ci ricordiamo tutti alcuni casi scoppiati al primo utilizzo improprio di richiodatura o chiodatura. Per quanto riguarda il trad. è proprio questo il punto: i paradisi specifici sono in altre aree d’Italia, zone stranote e circoscritte. Qui …è possibile trovare linee di ogni sapore, magari nemmeno troppo distanti.

5 – Tre consigli: un’arrampicata classica da dove partire per chi non ha mai visitato queste zone, una via da riscoprire anche per i locals e una proposta difficile ed impegnativa ma di sicura soddisfazione. 

Parafraserò un po’ questa domanda che permette di sviscerare l’unicità di questo volume, con l’impossibile soluzione al dilemma: quali vie scegliere?  A una persona che non ha mai visitato queste aree direi di partire forse dal Corno Stella dal lato “soleggiato” e servito dal rifugio Bozano, per combinare una via moderna dello zoccolo con una classica come la Campia. In poco più di 450 metri di scalata sulla medesima roccia, scoprirebbe stili di apertura completamente diversi e il passaggio da un moderno, comunque non sportivo, in cui l’arrampicata con fix distanziati é da integrare, si avvicenda con l’apertura a chiodi. Basta sfogliare le pagine di storia del luogo per percepire con quale cuore siano state inseguite queste vie e quanto l’evoluzione della scalata abbia qui permesso la creazione di veri capolavori dello stile. Non a caso questo fu il giardino segreto di leggende come Patrick Berhault… E poi gli direi di continuare a girare notando le differenze immense tra una montagna e l’altra, sotto ogni punto di vista, dalle dimensioni al tipo di roccia, dagli stili di chiodatura a quelli di apertura, dell’estetica alla geomorfologia.

Aiguille Pierre Andrè @Alpi Occidentali Vol 1

Aiguille Pierre Andrè @Alpi Occidentali Vol 1

Ci sono zone come il Mongioie, la Nasta, la Meja, la Provenzale, il satelliti del Viso che sono sistematicamente battute, ma nelle stesse aree ci sono un’infinità di montagne, pareti e linee completamente trascurate o di neo frequentazione. Si pensi alle nuove vie di Gabarrou sulla Berardo Alloa, sulla Maubert o sulla cima dei Camosci o le recentissime linee del gruppo che fa capo ad arrampicate.it, in uno stile completamente differente per la Plent e il neo battezzato Sperone Gioele. Quanti conoscono l’Oriol, la Mondini o la Morelli, e quanti di quelli che hanno arrampicato sulle vie nuove nate in queste montagne, hanno anche salito la torre Vittorina o magari saltando migliaia di vie sono poi passati al Giegn, al Claus, alla Tavels o magari all’anticima di Valrossa. Ormai forse molti conoscono la Gioffredo, ma quanti hanno salito le varie vie nuove, oramai classiche ricercate, dell’area della Rocca Rossa, la Zanotti, il becco Alto del Piz? O il grande e super selvaggio “parco giochi” delle Ubaye… Molti scalatori ogni anno risalgono la Udine e la Venezia, ma quanti hanno scalato la prete ovest della Roma? E il Granero? Potrei continuare a lungo su vie sempre più ricercate. Un alpinista che decida di provare evolverebbe se stesso per poi tornare al Corno Stella, ma dall’altro lato, dalla nord, trovando certamente un ingaggio, compiendo un piccolo viaggio sulla Luna.

6 – Questa zona delle Alpi, forse fatta eccezione per il celebre ‘Re di Pietra’ (il Monviso), sono generalmente e a torto poco frequentate dagli appassionati da fuori. Solo una questione di distanze?

No …non è questo il motivo, sempre a mio parere ovviamente. La società si muove per bisogni indotti; qualche anno fa i ragazzini avevano tutti lo zaino di una marca in particolare e calzato nello stesso modo scomodo, ora se non sfoggi quello coi laccetti sei out. Gli scalatori da falesia si precipitano nell’ultima “palestra chiodata” e chi si allena indoor si scontra sul Moon wall a colpi di app. In montagna accade lo stesso, per lo meno sui media. Gli scalatori forti inseguono a loro volta le mode spostandosi nelle zone in cui possono farsi più sentire. Ed ecco che un’isoletta greca dall’indubbio aspetto meraviglioso, diventa la nuova mecca della scalata in riva al mare e meraviglie naturali come le gravine di Puglia sono totalmente sconosciute. Non voglio lanciarmi in antipatici paragoni, ma exploit su pareti di Dolomia o sul granito del Bianco, hanno una cassa di risonanza che non avrebbero (o non hanno) sulle Alpi del Sole. E se i grandi non ci vanno …come può diventare moda? …ma è questo il punto: dovrebbe essere una cosa negativa la frequentazione minore? In questa parte di arco alpino cerco il silenzio, quel sapore primordiale che imparai a conoscere e amare da bocia, nelle parti meno frequentate della mia Valle d’Aosta …e che sono alla portata di tutti in Alpi Liguri, Marittime e Cozi Meridionali.

Rocca della Niera (foto Rabino, Cresta Nord Nord Est @Alpi Occidentali Vol 1)

Rocca della Niera (foto Rabino, Cresta Nord Nord Est)

7 – Dal calcare al granito, dalla quarzite allo gneiss, c’è certamente una gran varietà di rocce. Qual è il posto (o i posti) con la qualità migliore per scalare? 

La roccia è mediamente buona, ma direi che il Mongioie, il citato Corno Stella e la vicina Nasta, una buona parte dell’Ubaye, l’area di Vinadio e …moltissimi altri luoghi! Diventa veramente difficile poter scegliere.

8 – C’è un episodio curioso occorso durante la stesura del libro che volete raccontarci? 

Più che un episodio vorrei parlarti di un’emozione …c’è stato un momento in cui Cesare era impegnato nell’analisi delle decine e decine di vie e io ho continuato a fare editing, contattando giornalmente tutti i principali scalatori apritori che hanno creato su queste montagne. Per un attimo mi sono sentito esattamente come in uno di quei libri di storia dell’alpinismo in cui si leggeva dei nomi dei patriarchi dell’esplorazione che si conoscevano tra loro, incontrandosi nei salotti delle società di ricerca alla volta della prossima avventura. Ero di nuovo un bimbo al lato del tavolo nello chalet di famiglia, a fine cena, pronto per ascoltare i discorsi degli “anziani”, tra una lacrima vera e una di genepy.

9 – Volume 1 significa che la storia continuerà?

La storia continua assolutamente, ma in questa chiave non sarò io a svilupparla. Ho deciso di passare il testimone e il secondo volume sarà trattato da altri scrittori alpinisti.

A gennaio 2019 uscirà la biografia che ho composto su Alberto Gnerro, il più forte arrampicatore italiano di tutti i tempi, che si chiamerà 60 Milioni con la prefazione di Andrea Gennari Daneri, il forte climber e direttore di Pareti Climbing Magazine. Continuerò con la mia narrativa: nello specifico il mio libro Libero di Vivere è alla quarta ristampa e sarà lanciato in terza edizione ad aprile, con racconti di avventura ed esplorazione in Italia e nelle terre selvagge del mondo. In autunno sarà poi la volta della terza ristampa e seconda edizione di Inseguendo la Brezza, la biografia che ho composto sull’esploratore Pier Luigi Airoldi, tra le altre cose il vincitore della sud del Denali e compagno di scalata di Cassin. Sempre nello stesso anno faremo una super edizione della mia guida Islanda Segreta che sarà poi seguita dal volume Oman Segreto, sempre ad alta tiratura. Con ciò non escludo che farò altre guide monografiche, magari con quel “vaso di pandora del sapere alpinistico” che è Cesare Marchesi!

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