Apuane 80 itinerari classici e d’avventura [RECENSIONE e INTERVISTA a Claudio Bocchi e Enzo Maestripieri]

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Apuane-Itinerari

Le Alpi Apuane sono uno dei nostri terreni preferiti: ci hanno sempre regalato soddisfazioni e scoperte, con le scarpette da arrampicata, i ramponi, o semplicemente gli scarponi. Nel mondo effimero e difficile delle Apuane invernali ci eravamo fatti accompagnare dalla guida alpina Gianpaolo Betta, con la recensione-intervista di Ghiaccio Salato (Ghiaccio salato: una guida nel magico inverno delle Alpi Apuane); ora saranno Claudio Bocchi ed Enzo Maestripieri, due ottimi camminatori fra i più esperti di queste montagne e della loro storia, a guidarci lungo sentieri e vie di lizza quasi cancellati dal tempo, creste aeree dove passano soltanto le capre, valli selvagge.

Apuane 80 itinerari classici e d’avventura si rivolge a un pubblico di escursionisti che preferiscono andare oltre al pianificare le loro gite sulla cartina seguendo i sentieri CAI: persone in grado di leggere il terreno, di orientarsi seguendo tracce deboli, che non sdegnano di toccare un po’ di roccia (ed erba!). Le Alpi Apuane sono uno scrigno di possibilità per chi ama questo genere di escursionismo appunto “di avventura“. Solo poche fra le cime principali sono raggiunte da sentieri ufficiali; per tutte le altre bisogna seguire vie normali, non sempre segnalate, che richiedono di sapersi muovere su terreno scosceso ed esposto.

Ad ognuna delle montagne principali della spartiacque è dedicato un capitolo: vengono descritte vie normali e traversate, senza dubbio gli itinerari più appetibili per chi si approccia alle Apuane; ma poi gli autori scendono lungo le creste e dentro le valli dove ci presentano vere e proprie perle, insospettabili guardando la cartina e difficili da reperire anche nell’ormai ricchissimo universo di forum e blog di montagna… e queste sono pane per gli apuanisti più esigenti!

Leggendo le relazioni, dettagliate e scritte con molta cura anche a livello stilistico, risulta evidente che gli autori hanno percorso tutti gli itinerari raccolti nella guida (fatto non sempre così scontato, specialmente nelle guide alpinistiche); foto e descrizioni intriganti, arricchite da qualche nota storica, completano il volume, che risulta decisamente corposo; senza comunque esaurire le possibilità di una catena montuosa dove gli scenari naturali si uniscono alle tracce – alle ferite – dell’attività estrattiva, in un contrasto talvolta sublime, che rende le Apuane uniche in Italia, forse al mondo.

-> SCHEDA LIBRO <-

Claudio Bocchi e Enzo Maestripieri, APUANE 80 itinerari classici e d’avventura, 2014, Società Editrice Apuana

In vetta al Grondilice (maggio 2014)

10 DOMANDE AGLI AUTORI, CLAUDIO BOCCHI ed ENZO MAESTRIPIERI

1 – Claudio da Parma ed Enzo da Prato: due città non proprio vicine! Come vi siete conosciuti e perché vi è venuta l’idea di scrivere una guida proprio sulle Apuane?

(A questa prima domanda ha risposto Claudio; a tutte le altre entrambi gli autori.)

Dopo la pubblicazione, nel 2008, della mia guida escursionistica Apuane, 35 cime in 55 escursioni, Enzo Maestripieri, a me allora sconosciuto, mi contattò per chiedere dettagli su un percorso che avevo citato nel libro. Un tracciato da vertigini (dalla Focola del Vento alla casa Selvarella), di quelli “inventati” dai cavatori per necessità di trasferirsi da una cava all’altra senza perdere quota, oggi difficilmente individuabile. Io stesso lo avevo menzionato per ”ragioni storiche”, senza preoccuparmi di cercarlo. Dopo qualche tempo, Enzo mi scrisse di averlo riscoperto grazie alle indicazioni di un anziano cavatore rescetino, e percorso con un amico alpinista. Aveva allegato al messaggio anche la relazione tecnica dell’itinerario, tutt’altro che elementare, da lui scritta per una rivista specializzata. Nel tempo abbiamo mantenuto l’abitudine di scambiarci testi e commenti.

Compresi da subito quanto fosse preparato sul territorio apuano e quante escursioni (oltre alle arrampicate) avesse all’attivo sia su itinerari così detti “classici”, sia per tracce, a volte incomplete o difficili da individuare, lasciate da pastori e cavatori.

Fu così che quando, sotto la pressione di amici e di alcuni rifugisti apuani, decisi di rifare una nuova edizione della guida, ormai esaurita da qualche anno, pensai subito a lui come compagno per una “nuova scommessa editoriale”: una guida a quattro mani che includesse, oltre al classico, proprio quegli itinerari “inconsueti” di cui lui aveva esperienza diretta.

È grazie quindi alla sua competenza, sia culturale sia maturata sul territorio, che la nuova guida vanta una ricca selezione di questi itinerari “avventurosi”, che abbiamo ripercorso insieme. Aggiungo che senza la sua adesione al progetto, questo libro difficilmente sarebbe andato in stampa.

2 – Il confine fra escursionismo ed alpinismo in Apuane risulta spesso sottile: quali sono stati i limiti che vi siete posti nella selezione degli itinerari? Ce n’è qualcuno che avete scartato perché “troppo alpinistico”?

Il limite è quello oltre il quale l’uso di attrezzature e tecniche alpinistiche cessa di essere sporadico oppure richiesto solo da qualche emergenza o evento imprevisto; in altre parole, la nostra guida comprende, sì, itinerari per i quali si richiede o si consiglia l’uso di attrezzature e tecniche alpinistiche, ma soltanto, appunto, in maniera episodica, discontinua e per una piccola frazione del tutto. Così, nel libro è descritta la cresta di Nattapiana al Pizzo d’Uccello, che richiede molte ore di cammino e in più l’uso della corda, ma soltanto per tre doppie di pochi metri e di pochi minuti. Oltre questo limite possiamo citare, ad esempio, la cresta di Sella (tra Alto di Sella e Sella) che, se raggiunta dalla ex ferrata Vecchiacchi per la cresta NE dell’Alto di Sella comporta solo molto II e due passi di III: ma soprattutto, lì, conta la continuità dell’impegno alpinistico sia pur modesto, che rende questo itinerario non escursionistico. Un altro limite, ovviamente assai soggettivo, è costituito da un livello accettabile di pericolo: per questo motivo è esclusa la cresta S del Pizzone (molto II e una doppia, roccia rotta e assai esposta), che pure veniva descritta in una bella ma audace guida escursionistica di venticinque anni fa.

Va infine ricordato che il progetto editoriale prevedeva un numero di pagine non superiore a 320. Questo ha costretto anche a limitare il numero complessivo degli itinerari che potevamo includere.

3 – I capitoli del libro sono dedicati a gruppi o singole montagne, ma c’è un’eccezione: la valle di Renara, che descrivete come il luogo più selvaggio di tutte le Apuane. Raccontateci come l’avete scoperta e dove avete trovato informazioni sui suoi sentieri ormai abbandonati.

In effetti di Renara si dice poco o nulla nella guida CAI-TCI del 1979, vera bibbia dei cultori delle Alpi Apuane; decisivo è stato il libro Le strade dimenticate (1989) di Bradley e Medda, dedicato alle vie di lizza del massese, ivi compreso il territorio di Renara.

I tre itinerari del nostro libro mettono insieme e offrono al lettore il meglio (crediamo) di questo territorio rimanendo nei limiti di difficoltà e di pericolo di cui si diceva sopra; un po’ al di sopra di tali limiti vorremmo però ricordare altri due vertiginosi itinerari ancora possibili per l’”apuanista” veramente esperto: la salita per via di lizza, ripidissima ed esposta, alla cava alta della Serra delle Rose; e il sentiero del Carpinone o viàz del Diavolo, audacissimo collegamento in quota tra la cava della Chiesa del Diavolo e quella della Buchetta, con relativa discesa, tutt’altro che banale, dalla via di lizza di quest’ultima.

4 – Alcuni itinerari descritti attraversano cave ancora attive. Pensate che possano coesistere attività estrattiva ed escursionismo in Apuane, o certe gite si possono fare soltanto la domenica quando le cave sono chiuse?

Alcune gite descritte nel libro possono effettivamente essere fatte solo la domenica: ad esempio quelle che si svolgono nel versante sud dell’Altissimo, nel quale l’attività estrattiva, presente da sempre, va aumentando. Inoltre, anche per questo motivo si è deciso di non trattare nel libro molti interessantissimi itinerari che si svolgono sulle Apuane di Carrara, dove l’attività di estrazione è imponente e, per giunta, modifica continuamente i potenziali itinerari o le loro vie d’accesso: ad esempio altre vie al M. Maggiore (oltre alla descritta via normale) o la salita al Torrione.

Cresta del Cavallo (dicembre 2016)

5 – Le Alpi Apuane sono frequentate soprattutto da toscani e liguri; a livello alpinistico, la via Oppio al Pizzo d’Uccello ha una meritata fama e viene ripetuta anche da cordate di altre regioni. Quali escursioni della vostra guida consigliereste a chi venisse in Apuane per la prima volta a trascorrere un weekend?

Pensando a percorsi non troppo impegnativi e che invitino in seguito a tornare su queste montagne, le cime delle Panie e il Tambura, tra le più celebri delle Apuane, offrono quanto di meglio dal punto di vista paesaggistico, e non solo, un escursionista possa aspettarsi. Inoltre, sono raggiungibili con alcuni itinerari relativamente facili, come descritto nella guida e, nel caso delle Panie, si può contare su due rifugi di appoggio. Per la salita al Tambura la classica traversata da Campocatino la si effettua comodamente in giornata. Se poi, vista l’amenità del luogo, si desiderasse sostare per tutto il fine settimana, si può prenotare una stanza in una delle casette di pietra dell’antico alpeggio di Campocatino.

6 – Quale pensate sia il periodo migliore dell’anno per muoversi in Apuane, indicativamente dai 1000 metri in su?

Tassativamente non in presenza di neve o ghiaccio, perché in tal caso muoversi in Apuane diventerebbe un’altra cosa; ciò detto, meglio le stagioni intermedie: primavera se la neve è già scomparsa, o autunno; se l’itinerario prevede di percorrere paleo ripido, primavera inoltrata o autunno non troppo inoltrato, perché il paleo deve essere verde, vigoroso, non più prostrato dalla neve e non ancora secco. D’estate le Apuane sono molto calde: meglio evitare il versante marino, e comunque meglio i crinali che i canali.

7 – C’è un episodio curioso occorso durante la stesura del libro che volete raccontarci?

Abbiamo stili di scrittura diversi, anche se non proprio distanti. Per evitare che lo stacco tra i testi dell’uno e dell’altro fosse troppo evidente, ci siamo scambiati le parti scritte in modo che entrambi potessimo intervenire sia nel merito della descrizione dei percorsi, correggendo o semplicemente aggiungendo qualche particolare utile, sia sullo “stile”, al fine di ottenere una maggiore uniformità del testo finale. In questo lavoro, tutto sommato semplice, non è mancato il divertimento da parte dell’uno nel ridurre il più possibile l’(ab)uso di diminutivi/vezzeggiativi tipico del toscano, e dell’altro nel riportare a giusta misura certi slanci lirici.

8 – Ad ogni itinerario è collegata una piccola ma dettagliata cartina, molto comoda per farsi un’idea del percorso: che sistema cartografico avete usato?

In effetti il solo scopo di inserire una mappa per ciascun itinerario è quello di offrire un’indicazione di massima sullo sviluppo del percorso. Per valutazioni più accurate è bene servirsi delle carte segnalate nella bibliografia, a cui va aggiunta la recente carta 4Land di Casolari, Nardini e Ticciati.

Le mappe sono state disegnate in proprio al computer facendo riferimento a diverse carte dei sentieri delle Alpi Apuane, tra cui quella “storica”, ma validissima, di A. Nerli e P. Terreni, CAI sez. Pisa per la parte più settentrionale delle Apuane. Infine, le curve di livello sono state tracciate seguendo la Mappa delle Alpi Apuane, in versione web, di Marco Barbieri.

La colorazione vorrebbe favorire una visione tridimensionale del territorio, senza corrispondenza con la natura del terreno. Le mappe sono realistiche, pur senza pretesa di rigore, con curve di livello distanziate di 200 m e corrispondenti al cambio di colore. Dove una migliore lettura dei salti di quota dell’itinerario lo richiedeva, sono state aggiunte curve di livello intermedie, distanziate di 100 m.

9 – Le capre sono un elemento caratteristico del paesaggio apuano: scalano con abilità creste esposte, lasciano tracce su pendii erbosi ripidissimi, scaricano sassi giù dai canali. Su quali montagne è più probabile incontrarle?

In genere, appunto, su pendii erbosi, specie se ancora adibiti a pascolo: tipicamente (ma non solo!) sopra Forno, ad esempio nel canal Regollo, e a Renara, località, ambedue, dove tuttora dimorano due pastori. Inutile dire, che, in presenza di capre, diventano molto pericolosi gli itinerari in canali o invasi o quelli sovrastati da creste o da alti e aperti pendii. In certi casi sarà necessario rinunciare all’itinerario, cosa che a noi è capitata più di una volta.

C’è qualche piccolo fazzoletto di Apuane rimasto fuori dal volume dove pensate possa esserci ancora spazio per un escursionismo di (ri)scoperta e avventura?

Sì: le Apuane di Carrara, che però, per i motivi detti sopra, mal si prestano a essere descritte in una guida; eppure, per quanto possa sembrare paradossale, tra le innumerevoli cave e strade marmifere sopra Carrara sono ancora possibili la riscoperta e l’avventura!

E poi vorremmo citare nientemeno che il Pisanino, il tetto delle Apuane: è una montagna che in pianta è vastissima, con larghi pendii di paleo che, quantunque ripidi, in quanto erbosi sono per definizione accessibili all’escursionista esperto. Inoltre, ci sono ancora diversi itinerari dei pionieri che attendono di essere riscoperti e valorizzati …

 

La guida può essere acquistata al prezzo di 20 € QUI.

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