Effimeri barbagli recensione e intervista a Matteo Giglio

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Effimeri barbagli di Matteo Giglio, edita nel 2014, è l’ultima delle guide di cascate di ghiaccio della Valle d’Aosta: fa seguito, infatti, a pubblicazioni storiche ed importanti che portano i nomi di Gian Carlo Grassi (Diamanti di Cristallo), Aldo Cambiolo e Paolo Sartore (Cascate di ghiaccio in Valle d’Aosta), François Damilano e Godefroy Perroux (Cascades autor du Mont-Blanc TOME II, Valdigne – Val de Cogne).

Tra tutte queste, Effimeri barbagli rappresenta da un lato un punto di arrivo, una ”sintesi” dell’editoria del ghiaccio verticale valdostano, dall’altro è un nuovo punto di partenza che ci consegna una guida che tiene conto dell’evoluzione dell’arrampicata con piccozze e ramponi dovuta allo sviluppo di tecnica e materiali, basti pensare all’evoluzione degli ultimi anni e alle pressoché infinite possibilità del dry-tooling.

L’amletica domanda della prefazione, ”il dubbio che tormenta il compilatore è innanzitutto se relazionare tutte le colate di ghiaccio salite nel corso degli anni oppure indicare soltanto quelle più frequentate e di regolare formazione”, ottiene risposta nelle 475 pagine del formoso volume che ci ricordano subito come la piccola Valle d’Aosta sia terreno prediletto per l’arrampicata su ghiaccio e offra un numero incredibile di possibilità ad ogni scoccare della stagione fredda.

Effimeri barbagli, però, non è un semplice lavoro di catalogazione di tutti i flussi ghiacciati della Valle d’Aosta ma attraverso le cascate ci fa immergere in un mondo di valli nascoste (23 le valli descritte, coincidenti con i capitoli della guida), anfratti ghiacciati, cavolfiori, frange, candele, petali, sigari e stalattiti, simboli di un ghiaccio dalle molteplici forme e colori che consegnano al ghiacciatore una guida non solo piena di fotografie, schede tecniche e cartine ma soprattutto di passione. La descrizione minuziosa delle cascate che a tratti ha una precisione veramente maniacale si fonde così alle storie delle persone che negli anni le hanno salite, storie riflesse dalle trasparenti pieghe del ghiaccio e riportate dall’autore, Matteo Giglio,  sotto forma di consigli, aneddoti e ricordi.

L’invito rivolto al lettore è quello di non prendere per oro colato i dati contenuti nella guida, si  riferiscono, infatti, ad un elemento estremante mutevole, qual è il ghiaccio appunto. Solo indicazioni utili per pianificare un’escursione.

E tra un estetico free-standing, uno strapiombo dry e le più classiche e frequentatissime linee ghiacciate, ogni appassionato trova la sua meta ideale per la sua salita. Unica difficoltà è forse quella di districarsi nell’oceano ghiacciato di possibilità, soprattutto per chi non è troppo avvezzo alle fredde valli valdostane.

Non una semplice guida ma una vera bibbia delle cascate di ghiaccio della Valle d’Aosta.

 

Matteo Giglio (foto R. Rossi) – matteo-giglio.blogspot.it

10 DOMANDE ALL'AUTORE, MATTEO GIGLIO

1. Piacere Matteo, abbiamo sbirciato un po’ il tuo sito ma dicci due parole in più per presentarti o magari parlaci di come ti sei avvicinato al ghiaccio.  

Ciao a tutti, cosa posso dire per presentarmi? Ho 44 anni, compiuti da pochi giorni. Ho vissuto sempre in montagna fin da bambino, grazie ai miei genitori (papà guida alpina e mamma guida escursionistica) con cui ho esplorato ogni angolo della Valle d’Aosta.

Mi sono avvicinato al ghiaccio relativamente tardi, a causa della reticenza di mio padre verso questa attività considerata più pericolosa di altre. Facendo così, però, non ha fatto altro che stuzzicare il mio interesse… sfociato poi in una grande passione.

2. Spesso in tanti vedono le cascate come la trasposizione invernale dell’arrampicata sportiva, forse per la sua ricerca delle difficoltà o la comodità d’accesso di gran parte degli itinerari. Certo è che riscuotono un discreto successo tra gli appassionati. A cosa credi sia dovuta la loro ‘fortuna’? 

Più che “discreto” successo, direi “notevole”. Attualmente l’arrampicata su ghiaccio è diventata a tutti gli effetti sport di massa (tra quelli di montagna, ovviamente). Basta fare un giro a Cogne per rendersi conto che c’è più gente sulle cascate che sulle piste di sci.

La fortuna dell’arrampicata su ghiaccio è dovuta al fatto che è una disciplina tecnicamente “facile”. L’intelligenza motoria sufficiente per salire una cascata non è la stessa richiesta dall’arrampicata su roccia (a parità di difficoltà). La vera difficoltà dell’arrampicata su ghiaccio è legata alla valutazione delle condizioni e alla gestione del rischio.

3. Qual è la cascata che ti ha regalato le maggiori emozioni, positive o negative che siano?

Ho parecchi ricordi legati alle cascate di ghiaccio. In linea di massima sono ricordi legati ai compagni con cui le ho salite. Ogni cascata è storia a sé. Non ce n’è una in particolare che spicca; per me sono tutte interessanti.

4. La guida è una scelta pressoché infinita di percorsi ghiacciati, consigliaci però 3 cascate da non perdere, una praticamente obbligatoria per tutti quelli che visitano la Valle d’Aosta magari non troppo difficile; una per chi cerca un po’ di solitudine e una cascata in ambiente poco conosciuto; una che sia una bella sfida per chi non si accontenta. 

Potrei sembrare banale ma la prima scelta ricade necessariamente sulla Cascata di Lillaz. Credo che sia la cascata più frequentata della Valle d’Aosta ma rimane sempre unica nel suo genere. Un consiglio per rendere la sua salita più suggestiva? Scalarla sotto una fitta nevicata oppure di notte con le pile frontali: provare per credere.

Ci sono tante cascate isolate e in ambiente. Una perla sconosciuta ai più è la Dame de Faudery, situata nell’omonimo vallone, in Valpelline.

La scelta per chi non si accontenta è molto difficile. Per non citare le solite cascate di alta difficoltà conosciute da tutti, proporrei un’accoppiata in Valtournenche di due linee quasi speculari: Heimdall e En attendant Marlier… magari percorse nello stesso giorno! Ghiaccio verticale e articolato dove la gestualità non si riduce ad un semplice “picchia e tira”.

Arrivo in vetta alla Punta Whymper alle Grandes Jorasses dopo la salita della Bonatti-Vaucher (foto A. Clavel) – matteo-giglio.blogspot.it

5. La guida descrive praticamente tutti i flussi ghiacciati della Valle d’Aosta, ma c’è ancora spazio per qualcosa di nuovo o le generazioni del futuro non potranno far altro che limitarsi a ripetere le vie dei ‘loro padri’?

Le linee ghiacciate più evidenti direi che sono state (quasi) tutte salite. Con la diffusione del dry-tooling però si aprono infinite possibilità, di ogni difficoltà. Sempre con la speranza che le prossime stagioni siano più fredde delle ultime tre o quattro.  

6. Il web negli ultimi anni ci fornisce praticamente in tempo reale le informazioni su una cascata grazie ai tanti report e fotografie. Se da un lato lo strumento è utilissimo  ed andare a colpo sicuro non è male, dall’altro forse toglie un po’ il brivido della scoperta e la sana curiosità dell’andare a vedere. Cosa ne pensi?   

Hai ragione. Il web ha tolto il lato romantico e avventuroso di questa attività. La maggior parte degli arrampicatori oggi preferisce andare a colpo sicuro senza rischiare di camminare magari qualche ora per appurare che l’obiettivo della giornata non è in condizione. Fortunatamente ognuno può vivere la montagna a modo suo ed esiste ancora qualche “nostalgico” (pochi, per la verità) che la interpreta in maniera più classica. 

7. C’è un episodio particolare capitato durante la stesura della guida che vuoi raccontarci?

È stato un parto lungo e travagliato. Avessi seguito il mio istinto da perfezionista non avrei mai terminato. Fortunatamente “qualcuno” è riuscito a convincermi che la perfezione non esiste e che era meglio uscire comunque con un prodotto perfettibile. Ho voluto fare tutto di testa mia, dal progetto grafico, all’impaginazione, alla redazione ovviamente. Un lavoro che non sarà mai retribuito abbastanza… ma questo lo sapevo in anticipo.

8. Sulla guida tra le relazioni di tante cascate, c’è spazio anche per alcune storie. Mi ha colpito particolarmente quella della salita del Tubo ma più che l’antefatto e le polemiche di quella salita voglio ricordare le parole con cui termini il racconto: ‘a posteriori, posso tranquillamente affermare che sicuramente non farei un’esperienza simile. … Il valore di una cascata di ghiaccio (seppur bella) non deve sormontare il valore più importante che è quello della vita!‘. Tutti ci siamo trovati in una situazione simile che per farla breve possiamo riassumere con ‘ci è andata bene’. Purtroppo c’è sempre qualcuno che non può pronunciare quelle parole. Come riconoscere quel limite che non dovremmo oltrepassare, esiste? o spesso è semplicemente questione di fortuna e di ‘destino’.   

Domanda molto difficile. In linea generale si può dire che quello che tu definisci “limite” è un sottile confine tra vita e morte… quindi meglio non scherzare. Si potrebbe parlare di accettazione del rischio ma è un discorso troppo soggettivo per essere trattato pubblicamente. Un problema abbastanza diffuso è l’overconfidence ovvero la tendenza a sottovalutare il pericolo per un eccesso di confidenza. Serve molta umiltà. Ma anche molta fortuna… sempre, anche nelle situazioni apparentemente più tranquille!  

9. Il dry-tooling sembra disciplina di gran moda negli ultimi anni, ci sono tanti esempi anche nella guida. Possiamo considerarla un’evoluzione dell’arrampicata su ghiaccio o è ormai una pratica a sé? 

Esiste una sorta di variante al dry-tooling chiamata total-dry. Ecco, questa forse è da considerare una disciplina a sé… visto che è possibile praticarla in tutte le stagioni: non serve il ghiaccio. Per il resto direi che arrampicata su ghiaccio e dry-tooling sono due facce della stessa medaglia.

10. La guida è stata pubblicata nel 2014. E’ già tempo di una nuova edizione, c’è qualche nuova scoperta di questi ultimi anni che ci vuoi segnalare?  

Per una nuova edizione c’è ancora tempo (qualche anno); questione di raccogliere un po’ di novità soprattutto di misto/dry-tooling e di verificare gli errori presenti su questa edizione. Ci sono alcune aree che meriterebbero maggior approfondimento… ma richiedono particolari condizioni per essere frequentate in sicurezza. Un esempio su tutti, la Val Ferret.

Per quanto riguarda le novità da segnalare, direi qualche bella linea di misto “delicato” aperta in Valeille durante i moduli di ghiaccio del corso guide trentino diretti dal dry-master Mauro Mabboni (Scottish style e Old boy), una linea più “alpina” aperta sulle Grandes Murailles da Hervé Barmasse e Stefano Perrone (Bon Noël), un’altra in Val d’Ayas salita da François Cazzanelli e Emrik Favre (Himalayan dream) e ancora una aperta nella stagione scorsa dal sottoscritto insieme a Marco Farina nel Vallone di Clavalité (Colombia Papas). Sono le prime che mi vengono in mente… ma ce ne sono tante altre!

Vista d'insieme sul primo tiro di Colombia Papas (foto M. Farina)

Vista d’insieme sul primo tiro di Colombia Papas (foto M. Farina) – matteo-giglio.blogspot.it

 

Effimeri barbagli si può acquistare direttamente scrivendo all’autore a info@matteogiglio.it

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