Ghiaccio salato: una guida nel magico inverno delle Alpi Apuane [RECENSIONE e INTERVISTA a Giampaolo Betta]

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Salire per ore avvolti nell’ombra, tra pareti opprimenti o su vertiginosi pendii di erba e rocce sui quali la neve resta incollata come per magia: e poi, ai piedi dell’ultima cornice, vedere il sole che illumina le becche umide delle piccozze, compiere un altro passo e affacciarsi sul mare scintillante. Le Apuane sono una catena dai forti contrasti, specialmente in inverno. Non ci sono in Italia montagne “vere” altrettanto vicine alle spiagge, e salire da queste parti con piccozza e ramponi è un’esperienza unica.

Il mare non è solo coreografico: la sua vicinanza favorisce forti escursioni termiche e copiose precipitazioni (siamo in uno dei luoghi più piovosi d’Italia), così la neve tende a trasformarsi e indurirsi prima, incollandosi anche su pendii ripidissimi e placche di roccia. Un fattore tipico anche dell’Appennino, ma non a questi livelli e su pareti così imponenti. Negli inverni più fortunati, le condizioni apuaniche si possono definire tranquillamente scozzesi!

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Ghiaccio Salato (2015) è la guida di riferimento sull’alpinismo invernale in Apuane, e copre un vuoto che restava aperto dall’ultima edizione della Guida CAI-TCI, nel lontano 1979. Da allora modi e strumenti per approcciarsi alla montagna in inverno sono profondamente cambiati; anche se in verità da queste parti molto era già stato fatto, anche in netto anticipo sui tempi. Le prime salite invernali di montagne e creste che ancora oggi incutono rispetto, come Pisanino e Cavallo, risalgono addirittura a fine Ottocento; mentre sulla parete simbolo delle Apuane, la nord del Pizzo d’Uccello, avvenne forse il primo esperimento italiano di piolet tration, 10 anni prima degli exploit sui colouir del monte Bianco.

La relativa comodità delle Apuane le ha rese fin da subito terreno di gioco privilegiato degli alpinisti toscani e liguri, lontani dalle altre Alpi: nomi del calibro di Alessandro Gogna e soprattutto Gianni Calcagno non venivano da queste parti soltanto per allenarsi, ma compivano nuove salite e prime invernali, 2000 o 3000 metri più in basso di quelle alpine ma non per questo meno ingaggiose. Tra una relazione e l’altra, in Ghiaccio salato ci vengono raccontate le loro imprese, insieme a quelle di altri nomi pressoché sconosciuti di ieri e di oggi, ricche di aneddoti e curiosità: piccozze col manico tagliato per adattarle meglio alla pendenza, notti al freddo sulle staffe, discorsi surreali con i cavatori.

Un filo sottile di ghiaccio lega le storie del passato a quelle del presente, dove fra i protagonisti più attivi ci sono due degli autori del volume, Giampaolo Betta e Matteo Faganello. La loro ri-esplorazione delle pareti più repulsive delle Apuane è anche un viaggio nel tempo, alla scoperta di vie dimenticate, talvolta davvero estreme, dove la tentazione di piantare spit per proteggersi è respinta in nome di un’etica rigorosa: se ieri erano passati senza, perché noi dovremmo usarli oggi? Una regola non scritta che è stata rispettata anche nell’apertura delle loro vie nuove.

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10 DOMANDE ALL'AUTORE, GIAMPAOLO BETTA

Giampaolo Betta (Foto Lorenzo Poletto)

1. Ciao Giampaolo, raccontaci qualcosa di te e di come sei diventato Guida Alpina in una città di marinai qual’è La Spezia. 

E’ una domanda molto personale e faccio fatica a rispondere in due righe… cercando di schematizzare molto, credo che ci siano stati tre fattori determinanti:

Un terzo del “merito”, se così si può chiamare, è dei miei genitori che, sebbene vivessimo al mare, mi hanno spesso portato sulle Alpi da quando ero piccolo, dandomi così la possibilità di conoscere le Montagne con la M maiuscola. Il secondo terzo di merito è della Apuane che, essendo così vicine a casa, mi hanno permesso, non appena ho avuto la patente, di compiere una vera e propria esplorazione, spesso solitaria, come se fossero le montagne più remote della terra e mi hanno fatto appassionare all’alpinismo. E l’ultimo terzo di merito è di mia moglie Maya che aveva capito che diventare Guida era un mio sogno e mi ha convinto a intraprendere questa strada, anche se in quel momento le risorse finanziarie erano scarse e la nostra vita familiare già abbastanza incasinata (avevamo già 2 figlie delle 3 totali che abbiamo ora).

2. Ghiaccio Salato è un libro immancabile nello scaffale degli apuanisti, ma il vostro intento era anche di fare conoscere queste montagne a chi abita più lontano. Citaci un paio di salite davvero imperdibili per chi non è mai stato sulle Apuane, una adatta agli alpinisti di livello medio, l’altra per chi cerca difficoltà più sostenute.

In effetti la motivazione principale che mi ha spinto a scrivere questo libro, almeno per quanto mi riguarda, è stata quela di fare conoscere le incredibili potenzialità per l’alpinismo invernale delle Apuane, un aspetto per il quale queste piccole montagne sono assolutamente da considerarsi di serie A.

Per la “cultura” locale, le Apuane sono marmo e cave. L’estrazione sta rapidamente distruggendo questo ambiente straordinario, nonostante le proteste di vari movimenti ambientalisti e nonostante l’istituzione del Parco. Solo se riusciremo a rendere le Apuane “famose” al di fuori del nostro orticello ignorante e corrotto, forse potremo salvarle. A questo scopo la diffusione delle informazioni è fondamentale, sia in termini di pubblicazione delle relazioni delle vie, ma anche in termini di condivisione delle condizioni. Per questa ragione faccio il possibile per mantenere aggiornato il blog del nostro sito, anche con rischio che mi venga soffiata qualche bella prima, o di trovare un’altra cordata davanti a me su una classica dove sto accompagnando qualche nuovo appassionato.

Tornando alla tua domanda… per alpinisti di medio livello, ma comunque abituati a montagne importanti, consiglierei la traversata del Pisanino, ad esempio salendo dal pendio NO della Bagola Bianca e scendendo dalla via “normale” verso la val Serenaia. Per alpinisti più esigenti sull’aspetto tecnico consiglierei il Couloir Nord della Roccandagia o, meglio ancora, la Via di Sinistra del 1966 sulla Nord del Pizzo d’Uccello, una ventina di tiri continui in piolet traction; ma qui trovare le condizioni non è propriamente scontato… per usare un eufemismo.

3. Entrando più nel dettaglio, ci hanno un po’ colpito un paio di assenze dalla guida, come la Cresta di Sella, la parete nord del Sagro e qualche altra. C’è qualche bella salita o nuova apertura che non compare nella guida che ci vuoi segnalare? 

Il libro è una raccolta di itinerari che abbiamo potuto ripetere (o talvolta aprire) di persona. Inoltre abbiamo preferito evitare di menzionare salite contraddistinte da roccia pessima e non particolarmente rilevanti dal punto di vista tecnico/estetico, secondo il nostro parere ovviamente. A parte questo, le vie mancanti sono tantissime e molte di queste meriterebbero senz’altro di essere conosciute. Una di queste è Mac Macello sulla NE del Cavallo, che non è relazionata solo perché in quel momento nessuno degli autori l’aveva ripetuta. Inoltre dobbiamo considerare che le aperture continuano a pieno regime non appena c’è una parvenza di condizioni. Le possibilità per vie nuove non sono affatto finite.

In cima al Sagro (foto Lorenzo Poletto)

4. Diverse vie di roccia classiche in Apuane sono state riattrezzate a spit (pensiamo alla Torre Francesca, Torrione Figari, per non parlare del Procinto); in inverno invece il loro uso è stato in genere molto più parsimonioso. Non soltanto sulle pareti più grandi, ma anche nelle “palestre” come il Colle della Lettera e la nord del Grondilice. Pensi che una riattrezzatura a spit di alcune vie potrebbe avvicinare più persone all’alpinismo invernale? O renderebbe tutto più banale?

Sulle grandi pareti e anche su vie molto classiche sono stati compiuti degli scempi che sono stati in alcuni casi bonificati da ignoti benefattori, che ringrazio per avere speso il loro prezioso tempo in questo modo, piuttosto che dedicarlo all’arrampicata o all’apertura di una nuova via. I segni purtroppo restano comunque visibili e spero che simili gesti non si ripeteranno.

Le piccole pareti che citi, per quanto minori, presentano comunque la severità dell’arrampicata tipica del vero alpinismo e permettono ancora di trovare l’avventura in un pugno di tiri. Sono prevalentemente vie tecniche e aleatorie, contraddistinte da scarsa fisicità. Spittarle significherebbe banalizzarle, né tuttavia verrebbero eliminati i pericoli di quel tipo di arrampicata. Inoltre parliamo di settori contraddistinti da roccia almeno discreta, dove è normalmente possibile proteggersi adeguatamente: l’uso delle protezioni e dei vari feticci che ci portiamo all’imbrago è parte integrande del gioco e si perderebbe con una spittatura seriale. Credo che anche la spittatura delle soste sarebbe un errore.

Sono invece favorevole all’attrezzatura di vere falesie, intendo monotiri, con le soste spittate e magari anche qualche tiro, nelle quali potersi esercitare. Servirebbe una parete sufficientemente in quota e priva di interesse alpinistico, che tuttavia al momento non ho identificato… ma chissà, agli occhi piace svelarci poco alla volta quello che, invece, riescono a catturare in un istante.

4. C’è stato, durante la corsa al ghiaccio “salato”, qualche episodio di rivalità più o meno sana tra le varie scuole di apuanismo – versiliesi, liguri, pisani, fiorentini?

Nell’epoca “moderna”, o quantomeno quella che ho vissuto io, direi proprio di no! Nel passato sono avvenute vicende curiose, come quella dell’apertura del Couloir Nord della Roccandagia, ma non ne conosco i dettagli. In effetti, il vero problema alpinistico-storico della Apuane invernali è proprio la carenza di informazioni. Ad esempio, uno dei grandi personaggi che hanno frequentato le Apuane, Gianni Calcagno, se n’è andato senza lasciare notizie delle molte vie di alto livello da lui salite e solo recentemente si è riusciti a ricostruire, parzialmente, la storia di queste imprese.

5. In linea di massima, qual è il periodo migliore per trovare il “ghiaccio salato”?

E’ davvero imprevedibile, da Dicembre a Marzo ogni giorno è buono. Basta una nevicatona con libeccio e le condizioni possono passare da pessime a ottime. Per quanto riguarda le grandi pareti, servono essenzialmente maggiori quantità di neve e nevicate anche a quote medio basse. E’ più probabile trovare queste situazioni a febbraio-marzo.

6. Nella tua presentazione sulla guida, scrivi di avere effettuato le prime discese in sci da alcune vette delle Apuane. Raccontaci qualcosa in più.

Sciare in montagna è lo sport più bello del mondo. Unisce l’aspetto eplorativo, quello alpinistico, quello aerobico, quello adrenalinico e quello ludico in una sola cosa. Ovviamente le Apuane, così ripide e aspre, sono un terreno ideale per discese impegnative e non ho certo ignorato questa possibilità.

Le cime potenzialmente interessanti sciisticamente sono Sagro, Pisanino, Pizzo Maggiore, Pizzo di Mezzo, Pizzo Altare, Pizzo d’Uccello, Garnerone, Grondilice, Contrario, Cavallo, Roccandagia, Tambura, Alto di Sella, Sella, Sumbra, Fiocca, Corchia, Pania della Croce, Pizzo delle Saette e Pania Secca.

In una fase, che oggi giudico poco saggia, della mia vita avevo progettato di scendere con gli sci (senza alcun tratto in corda doppia) da tutte le cime summenzionate. Ho interrotto questa cosa quando ho capito, e stabilito, che il collezionismo non sarebbe stata la motivazione per fare delle scelte nella mia vita, soprattutto quando si corre un rischio totale, come nello sci ripido.

In realtà oggi me ne mancano pochissime, ma non ho intenzione di portare a termine questo progetto. Mi concederò qualche discesa nuova importante se ci saranno le condizioni, anche se sarà da una cima già scesa, per il piacere di farla e non per completare la collezione.

8. Curiosando sulle relazioni delle nuove vie alla nord del Pizzo, abbiamo visto citata più di una “sosta brutta”. Come era fatta la sosta peggiore che hai attrezzato in inverno da queste parti?

La sosta peggiore non la ricordo, comunque per risponderti con una massima posso dirti che “3 chiodi brutti fanno una sosta brutta”…

La nord del Pizzo è contraddistinta da roccia più che accettabile, soprattutto in inverno quando la neve aiuta a tenere tutto più fermo. Il più delle volte si riescono a fare soste soddisfacenti. Tuttavia nelle zone più slavate e soprattutto con molta neve appiccicata a coprire gran parte della roccia, la faccenda si fa più complicata. Una di queste zone ostiche è all’altezza della Cengia Simonetti lungo “Filo diretto col Maestro”. Comunque il bello del gioco è proprio arrangiarsi con quello che offre la roccia (o talvolta la neve… o la terra) usando i vari aggeggi appesi all’imbrago.

Monte Cavallo Apuane

Il monte Cavallo innevato di fresco, versante sud

9. Preferisci salire sulle Apuane dal versante marino o da quello interno? Quale delle due facce, non solo d’inverno, ti sembra rappresentare meglio queste montagne?

Non sono un gran frequentatore delle Apuane estive, ti risponderò quindi per quanto riguarda l’alpinismo invernale. Le vie più belle in senso tecnico-arrampicatorio sono sicuramente quelle all’ombra: NE Grondilice, N Pizzo d’Uccello, NE Roccandagia, NE Pania ecc.

Devo dire però che negli anni ho cominciato a considerare questi versanti un po’ “scontati”. I versanti al sole sono meno conosciuti, meno battuti e le condizioni sono più effimere: tutto sommato mi attirano di più, ma i progetti più seri restano a Nord.

10. A proposito di progetti, ce n’è qualcuno rimasto in ballo dalle stagioni passate?

Ne ho diversi, ma preferisco non svelarli… l’alpinismo apuano è una delle poche attività della vita nelle quali puoi ideare un progetto e portarlo a termine basandoti quasi esclusivamente sulle tue risorse: vedi una linea, stabilisci una strategia, provi e magari riesci. L’ideazione è una fase fondamentale: svelare l’idea interromperebbe questo processo straordinario che è la cosa più interessante di questo tipo di alpinismo.

Ho sia alcuni “lavori” in sospeso, nel senso che sono andato almeno a vedere sotto, o ho fatto qualche tiro… o qualche metro… ma anche varie idee di vie totalmente nuove, il più delle volte in luoghi raramente baciati dalle condizioni, che chissà se arriverò mai a salire, o almeno a provarci.

Giampaolo Betta è guida alpina e sul suo sito (www.wbguides.com) potete trovare la sua attività e l’interessantissimo blog sulle condizioni invernali delle Apuane.

Per info sulle ultime condizioni si consiglia anche il gruppo facebook Apuanisti.

Le nostre relazioni d’alpinismo invernale sulle Apuane

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