Il vuoto tra gli atomi

Il vuoto tra gli atomi, recensione e intervista a Silvia Petroni

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Silvia Petroni: alpinista, dottoressa in Fisica, conferenziera, scrittrice. Nel suo libro d’esordio, Il vuoto tra gli atomi, ci traccia un quadro sincero e disincantato di sé stessa, attraverso alcuni episodi ed esperienze significativi: fra le montagne, ma non solo. La prosa di Silvia è agile ed evocativa: non indugia, come capita in tanta letteratura alpinistica, in descrizioni piene di superlativi; né in narrazioni schiette, tecniche delle sue salite.

Il vuoto tra gli atomi

Lungo le vie di roccia neve e ghiaccio, nelle stanze degli ospedali, nelle camerate nauseanti dei rifugi in quota raccontate nel Vuoto tra gli atomi, incontriamo prima di tutto le persone, con le loro facce, intenzioni e paure. L’autrice si dimostra abile nel penetrare con la penna l’anima dei suoi “personaggi”, restituendoci ritratti più vivi che mai: finito di leggere il libro, ci sembra di conoscere tutte queste persone, specialmente la protagonista.

La sua “autocritica esasperante”, si traduce nel libro in un’auto-analisi a tratti spietata. Il difficile rapporto con le convenzioni della vita in città, la depressione, l’esigenza di andare in montagna non solo per svago, ma per un continuo confronto con se stessa e i propri compagni di cordata: non sfida, ma arricchimento reciproco, simbiosi fra ambiente e corpo, espressione delle proprie capacità fisiche e mentali in condizioni al limite.

Il vuoto è proprio quello che si viene a creare nell'anima di chi si pone continuamente domande, vuole scoprire un significato dietro tutte le cose; ma d'un tratto ha la sensazione angosciante che quelle stesse cose perdano ogni significato, e con loro le persone. Silvia ci fa capire come proprio la montagna sia in grado di tirarci fuori da questo stato di abbattimento, almeno nel suo caso.

Il vuoto tra gli atomi sa offrire una risposta originale a chi, condizionato dalla maggior parte dei media, reputa l'alpinismo un'inutile ricerca del rischio. Viaggiando da una cresta all'altra sull'onda dei ricordi di Silvia, capirà che è la ricerca di qualcosa di più profondo a spingere i migliori alpinisti a mettersi alla prova: e forse troverà la forza di infilarsi gli scarponi e andare scoprire a sua volta questo mondo meraviglioso.

10 DOMANDE ALL'AUTRICE, SILVIA PETRONI

Silvia Petroni

1) Il vuoto tra gli atomi si apre con una prefazione del friulano Spiro dalla Porta Xydias, e si chiude con un commento di Angelo Nerli, tuo conterraneo di Pisa. C'è una tua intenzione di ancorarti in qualche modo al passato? Hai modelli di riferimento particolari nella storia dell'alpinismo?

Non ho modelli di riferimento, e credo che ciascun alpinista dia, o abbia dato, un contributo personale. E poi, va sa sé che il presente si costruisce sul passato: persone come Xydias e Nerli hanno vissuto la propria esperienza in montagna ormai molti anni fa, ma la loro cultura alpinistica li rende attuali più che mai. Credo molto nell’importanza della conoscenza storica e letteraria delle vicissitudini, delle imprese e delle sconfitte dei personaggi legati all’alpinismo.

 

2) Origini feltrine, un prozio del calibro di Gabriele Franceschini: eppure dal libro sembra tu preferisca le creste e i ghiacciai delle Alpi occidentali, soprattutto svizzere, alle rocce delle Dolomiti. C'è una salita "orientale" che consideri un'eccezione?

Nel libro sono trattati pochi episodi di montagna, in fondo, ed effettivamente legati, per lo più, alle Alpi Occidentali, ma le Dolomiti sono un ambiente verso il quale, negli ultimi tempi, dedico molte energie.

Tutti attraversiamo “stagioni” diverse durante la vita… Capita di dare priorità a determinate salite e successivamente ad altre: è tutto un divenire… Mi interessa l’alpinismo su ogni terreno che la montagna mette a disposizione. Ho un’indole avventurosa, sono curiosa di conoscere e di confrontarmi con ambienti diversi.

3) Dalla finestra di casa, come rivela il libro, riesci ad affacciarti sulle Alpi Apuane: montagne che nella stagione fredda diventano davvero severe. Consideri le Apuane invernali un terreno di allenamento in vista delle salite in alta quota?

La Apuane hanno una conformazione alpina, non le ritengo montagne “minori”. Certamente richiedono un impegno che è – solitamente – più contenuto rispetto alle salite sulle Alpi, per via dei dislivelli minori. Tuttavia, proprio grazie ai dislivelli minori, in Apuane è possibile cimentarsi su difficoltà elevate. Dunque, è vero che praticare alpinismo invernale in Apuane “allena” a salite in alta quota, ma ritengo un fatto generale che qualsiasi salita alpinistica serva da allenamento per la scalata successiva. Sono i “chilometri” su roccia, su ghiaccio, su misto, insomma in ambiente, a formare un/una alpinista.

Silvia su neve...

4) Oggi molti ragazzi e ragazze si avvicinano all'alpinismo attraverso le palestre di arrampicata: nel tuo caso invece è venuta prima la montagna, poi a ruota l'alpinismo, e soltanto alla fine l'arrampicata sportiva. Ritieni che un allenamento costante in falesia/palestra sia propedeutico alle scalate in montagna, o conta più l'esperienza diretta in ambiente, anche su gradi più facili?

Credo ci siano persone che hanno insite nella propria natura caratteristiche quali la capacità di sapersi muovere in ambiente, lo spirito d’avventura (ovvero quella forte curiosità che spinge a conoscere e a sperimentare con la propria fisicità), l’accettazione della fatica, anzi, di più, il piacere di provare fatica. Altro aspetto fondamentale, quando si affrontano scalate in ambiente, è la conoscenza di se stessi senza paraventi di sorta, tanto le virtù quanto le debolezze, unita alla capacità di sapersi gestire. Intendo, il sapersi gestire nella preparazione tattica di una salita, in quella tecnica, in quella fisica e, non ultimo, nel controllo assoluto della propria emotività. Ci sono situazioni nelle quali è opportuno non avere ansie, dubbi, indecisioni, né smarrimenti, dove è necessario saper mantenere sotto stretto e prolungato controllo la paura.

Frequentare la montagna certamente facilita l’avvicinamento alle scalate in ambiente, ma non credo che formi caratteristiche di cruciale importanza come quelle delle quali ho parlato, se proprio non le si possiedono.

D’altro canto, migliorare il proprio grado su roccia è certamente di grande aiuto, ma non basta a formare un alpinista.

...su roccia...

In conclusione, la mia opinione è che sia necessario allenarsi fisicamente, migliorare il proprio grado, ovvero la propria prestazione tecnica, e che serva andare a scalare in ambiente, ma che tutto ciò non sia necessariamente sufficiente. Non tutti sono, per loro natura, dei “montanari” (utilizzo un termine che ho sentito spesso pronunciare al mio prozio Gabriele Franceschini).

5) Una disciplina in qualche modo affine all'arrampicata in falesia o in fondovalle, con tutte le distinzioni del caso, sono le cascate di ghiaccio. Pratichi questo genere di arrampicata in inverno?

Sì, la pratico. È un’attività che può essere molto impegnativa fisicamente, tecnicamente e psicologicamente, e perciò di grande soddisfazione. Naturalmente, tutto dipende dai gradi che si affrontano.

6) Hai più rimesso le ciaspole dopo l'esperienza sul Bishorn?

Certamente, le ho rimesse, anche su ghiacciaio. Ma con maggiore consapevolezza e attenzione, poiché è cresciuta la mia esperienza, che ha fatto tesoro anche degli errori commessi. Le ciaspole non vanno demonizzate: in particolari condizioni e per avvicinamenti a pareti dalle quali si scende, poi, per altro versante, possono risultare più convenienti rispetto agli sci.

7) C'è un incontro o un episodio particolare sulle montagne che vuoi raccontarci?

Chi va assiduamente in montagna si imbatte frequentemente in episodi o aneddoti singolari. Un incontro per me di cruciale importanza è stato sulle montagne di casa, le Apuane. Ho conosciuto Gian Carlo Polacci durante la ripetizione in Piolet-traction della Via Conti al monte Cavallo. Entrambi ci siamo trovati a scalare da capocordata durante il tiro chiave, a poca distanza l’una dall’altro. Abbiamo studiato la rispettiva tecnica di progressione e le rispettive attitudini. Il fine settimana successivo formavamo un’unica cordata; e così è stato negli anni seguenti ed è oggi. Abbiamo aperto varie vie di misto insieme; scalare con Gian Carlo mi ha insegnato molto.

8) Nelle falesie e sulle vie sportive - per fortuna! - si incontrano sempre più spesso cordate miste o totalmente femminili; mentre l'alpinismo classico, e specialmente invernale, sembra ancora un mondo soprattutto maschile. Ricordi una situazione, in montagna, nella quale avresti preferito essere uomo? E un'altra in cui invece, proprio in quanto donna, hai risolto un imprevisto?

... e in conferenza

Non credo che essere donna sia di alcun aiuto in questo genere di alpinismo. Tutt’altro. Tipicamente ho più freddo dei compagni uomini e faccio più fatica a trasportare i pesanti zaini con il materiale alpinistico. Volendo annoverare qualcosa fra le caratteristiche positive dell’essere donna nel praticare il genere di alpinismo di cui stiamo parlando, diciamo che una maggiore debolezza fisica può spronare ad essere più prudenti, quanto meno a riguardo del vestiario e dell’equipaggiamento di emergenza da portare al seguito. È capitato che sia stata io a distribuire teli termici ai compagni di cordata durante bivacchi di emergenza.

9) Dalle pagine del libro, sembra sia tu di solito a decidere la destinazione delle vostre uscite alpinistiche. Cosa ti spinge a scegliere una salita piuttosto che un'altra?

Per quanto riguarda le vie moderne, mi attrae una parete, l’estetic a di una linea. Ad attirarmi verso le vie classiche è per lo più la storia, la letteratura, il desiderare di seguire un percorso alpinistico che passa attraverso le salite realizzate dai grandi alpinisti del passato. Altre volte ancora mi interessa per lo più la difficoltà, vengo attratta dal desiderio di “misurare” il livello tecnico e il “controllo” mentale che ho raggiunto. Dipende anche dal particolare momento di vita…

10) Progetti/sogni alpinistici per il futuro?

Tutto quello che non ho ancora salito, tutto quello che non conosco! Ripetizioni di grandi classiche, così come di vie moderne (naturalmente, parlo dell’alpinismo alla mia portata); desidero anche dedicarmi sempre di più all’alpinismo di scoperta su terreni nuovi, sia su misto che su roccia.

Per consigliarci il libro del prossimo mese scrivici a info@redclimber.it o contattaci qui

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