Bismantova, cede un chiodo dalla ferrata. Quando alpinismo non fa rima con giornalismo

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Pietra di Bismantova

L’incidente di sabato scorso alla Pietra di Bismantova, o meglio il modo in cui è stato riportato sulle testate online, denuncia tutta la superficialità con cui vengono trattati alpinismo e derivati da molti giornalisti.

Nicola sta salendo in solitaria autoassicurato una via di arrampicata artificiale: un chiodo non regge al suo peso sulla staffa, si stacca dalla parete e Nicola compie un lungo volo. Ancora cosciente, chiama il soccorso alpino e viene accompagnato in elisoccorso all’ospedale di Parma; gli vengono riscontrate varie ferite ma nessuna frattura.

Questo il racconto del diretto protagonista, ricco di dettagli, pubblicato sul suo profilo Facebook domenica 26 marzo. Ma i giornali online, già nel primo pomeriggio di sabato 25, avevano estratto dal cappello una versione piuttosto diversa: “l’escursionista” sarebbe caduto sulla via ferrata, e i soccorsi allertati da un passante che avrebbe notato la scena (elemento inconciliabile col racconto di Nicola, che avrebbe chiamato più volte aiuto prima di telefonare al 118).

Articolo sulla Gazzetta di Parma

Articolo del Resto del Carlino

Qualcuno, pur specificando che l’incidente è avvenuto su una via di arrampicata, si è spinto a titolare, con un po’ troppa fretta, “si rompe una gamba“.

Articolo sulla Gazzetta di Reggio

Tutti si trovano concordi su una formula molto di moda, usata persino quando si parla di incidenti su neve: “ha perso l’appiglio“.

La causa dell’incidente viene indovinata almeno sul resoconto di Giornalesm, dove in compenso appaiono fantomatici compagni di scalata che avrebbero dato l’allarme.

Insomma, una gran confusione: dovuta sia al fatto di volere (e dovere) per forza riportare la notizia, senza preoccuparsi troppo dell’attendibilità delle proprie fonti; sia alla pressoché totale ignoranza sull’argomento trattato. Ma un conto sono le chiacchiere al bar, un conto gli articoli su un giornale.

Ora non pretendiamo che un giornalista qualunque conosca la differenza fra un’arrampicata in artificiale e in libera, e nemmeno fra un chiodo e uno spit; ma almeno quella fra una via ferrata e una via da salire con la corda, fra un escursionista e un alpinista.

Non è per fare i puntigliosi: scrivere che “un chiodo ha ceduto sulla via ferrata“, oltre ad essere del tutto inappropriato, getta un’ombra inquietante su questi percorsi, le cui attrezzature (cavi di ferro, pioli e fittoni resinati) sono in realtà tenute sotto stretto controllo, anno dopo anno, dal Cai e dalle Guide alpine locali. Decine di corsi di avviamento all’alpinismo per ragazzi e adulti si sono svolti sulla Ferrata degli Alpini (RELAZIONE), e un altro itinerario più facile è stato da poco aperto sul versante di Castelnuovo Monti.

Rimbalzata sui vari social network – per la gioia di queste testate online affamate di click – la notizia falsa ha senz’altro suggestionato negativamente chi aveva in programma un’uscita in Pietra; scrivere che l’incidente era successo su una via di artificiale, oltre a richiedere un maggiore sforzo mentale, non avrebbe sortito lo stesso effetto.

Certo, le ferrate restano salite potenzialmente pericolose, dove una caduta può rivelarsi più dolorosa rispetto a un’arrampicata con la corda; ma salvo ordinanze e divieti, chi le percorre con la dovuta attrezzatura e prudenza, ha una buona garanzia che il cavo non gli resti in mano né che “ceda” un fittone!

Totalmente diverso il discorso riguardo alla scalata artificiale moderna, specialmente sulla roccia infida di Bismantova e su una via nuova e dunque non ancora “ripulita”; come è il caso di quella che stava percorrendo Nicola, probabilmente in prima ripetizione: Servi della gleba, aperta dalla guida Carlo Alberto Montorsi in cordata col nostro amico Pietro Gaibazzi (RELAZIONE).

Una via dalle difficoltà non estreme (A1+), che Nicola – alpinista esperto – poteva salire in solitaria con buon margine. Purtroppo però il rischio è sempre dietro l’angolo quando si pratica alpinismo, e nel caso di Nicola ha contribuito pure un po’ di sfortuna: essendo volato a testa in giù, l’autoassicuratore non ha bloccato la corda, e il volo si è prolungato fino all’impatto con una pianta: qui l’alpinista si è ritrovato nella posizione corretta e il freno finalmente ha funzionato.

Poteva andargli meglio come poteva andargli molto peggio: gli auguriamo di superare lo spavento e tornare presto in montagna. Speriamo anche che l’accaduto non faccia cattiva pubblicità a Servi della Gleba, via senz’altro meritevole di essere ripetuta… ma ci raccomandiamo, non con il kit da ferrata!

Luca

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