Elicotteri in montagna? Grazie, non troppi. Riflessioni “volanti”

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Quando sono in montagna mi piacerebbe avere sopra la testa soltanto le nuvole – magari non troppe! -, sentirmi svolazzare attorno le farfalle o al più qualche corvo che gracchia infastidito perché mi sono infiltrato fra le sue pareti private.  Ma la realtà purtroppo è meno idilliaca! E sempre più spesso – sulla roccia o sulla neve, lungo i sentieri o ai piedi di una cascata ghiacciata – ciò che trovo e il rombo degli elicotteri, il vuoto d’aria lasciato dagli alianti, le strisce bianche di aerei lontani che firmano il cielo sereno.

Ora, non è di complottismo e scie chimiche che voglio discutere, né della mia paura (tutto sommato ingiustificata) che un aliante o un ultraleggero mi si schianti addosso mentre sono fermo in sosta o in cima; sono gli elicotteri che oggettivamente stanno diventando troppi.

Gli elicotteri, è ben noto, fanno rumore. Un giorno ad Arco rimasi sorpreso da due alpinisti tedeschi che si intendevano senza parlarsi nelle manovre di corda; abilità che può tornare utile in molte situazioni dove non ci si sente da una sosta all’altra: vuoi per il vento, uno spigolo, un gruppo di moto o proprio un elicottero. Forse hanno perfezionato questa intesa a forza di scalare in luoghi trafficati, quali appunto il Garda e le Dolomiti.

Io sinceramente amo parlare in montagna, anche troppo forse, ma soprattutto voglio sentirci. E dopo essermi sorbito ore ed ore di avvicinamento, proprio per trovare luoghi dove arrampicare in pace, mi dà molto fastidio dover aspettare a dare o non sentire i comandi per colpa del rumore di un elicottero che continua a rintronare nella valle, anche per diversi minuti nel caso sia lì per effettuare riprese dall’alto. Se poi invece che sulla roccia mi trovassi sulla neve, l’arrivo di un elicottero con a bordo freeriders facoltosi con poca voglia di faticare, mi farebbe letteralmente infuriare.

Per fortuna certi comuni, come Balme, sulle Alpi piemontesi, si sono opposti ufficialmente alla pratica dell’eliski (e delle motoslitte); in altre zone come il Bianco, il Rosa e la val Formazza ditte private, forti di sponsor e dell’appoggio di guide alpine locali, lavorano a pieno regime. Non solo con sciatori, ma anche ciclisti: la salita è faticosa con qualsiasi mezzo! Ricordo di essere stato a marzo di due anni fa a Courmayeur, presso la partenza della funivia skyway, in una giornata caldissima con continue slavine: nell’arco di un’ora erano partiti almeno 3 elicotteri.

Ma sicuramente i volatili meccanici che incontriamo più di frequente sono i mezzi dell’elisoccorso. Ora, non è nostra intenzione lamentarci di un servizio gratuito, in grado di tirarci fuori da situazioni più che mai complesse; l’abilità dei piloti e l’efficienza delle tecnologie di soccorso hanno raggiunto livelli formidabili. Non c’è bisogno di andare fino in Hymalaya insieme a Simone Moro, ci basta superare il Passo della Cisa e affacciarci sulle Apuane.

Agli inizi di luglio, l’elisoccorso di Lucca è intervenuto col verricello per soccorrere un alpinista rimasto infortunato dopo una caduta dalla via Oppio Colnaghi sulla nord del Pizzo d’Uccello. Basta guardare anche da lontano la parete per restarne impressionati: avvicinarsi in volo alle rocce sembrerebbe qualcosa di rischiosissimo, eppure l’elicottero è anche tornato più tardi a recuperare i compagni del malcapitato, rimasti sotto choc.

Il messaggio che rischia di passare attraverso eventi del genere, è che vie di grande impegno come la Oppio al Pizzo possano essere affrontate con leggerezza: tanto, nel caso, si chiama il 118… ma sarebbe bastato un po’ di vento per rendere l’intervento molto più complesso, quando non impossibile.

Però i due interventi più eclatanti sono avvenuti nel weekend precedente, per la precisione il 10 luglio, entrambi nel gruppo dell’Adamello: una coppia ha chiamato l’elisoccorso lungo il sentiero fra il Rifugio Prudenzini e il Pian di Neve: non si trattava né di infortunio né di malore, semplicemente stanchezza. Lo stesso giorno, al Passo Miller, un’altra coppia è stata raggiunta e portata a valle in volo: in quel caso si trattava del loro cane, che non riusciva più a proseguire.

Elisoccorso “vagante” sulla cresta del Castello di Gaino, sopra il Lago di Garda

Molto probabilmente sono stati complici le difficoltà di comunicazione (si tratta di zone dove il segnale è scarso), comunque l’elicottero dovrebbe muoversi soltanto quando ce n’è davvero bisogno; altrimenti si rischia davvero che il servizio diventi a pagamento per tutti, come già avviene in altri stati. Altre chiamate oltre al limite dell’assurdo (cui per fortuna non è seguito l’intervento) sono elencate in questo interessante articolo.

L’intervento sul Sass d’Ortiga

Sempre sulle montagne bresciane, ma molto più in basso, io stesso ho avuto un incontro ravvicinato con l’elisoccorso: percorrevo con due amici la cresta del Castello di Gaino, quando l’elicottero, annunciato dal consueto fragore, ci si è avvicinato fermandosi a mezz’aria: abbiamo fatto segno che non eravamo noi ad avere bisogno. Poco più avanti di noi, due ragazze stavano scendendo a lato della cresta: l’elicottero ha allora puntato loro, iniziando pure a calare il verricello; ma non erano state nemmeno loro a contattarlo.

Così il mezzo ha continuato a girare alla tonda sulle montagne circostanti per una buona mezzora, finché non lo abbiamo più sentito… tornati all’auto alla sera, siamo venuti a scoprire che la chiamata era stata effettuata dal Pizzocolo, probabilmente con i soliti problemi di campo e fraintendimenti sul luogo preciso dove intervenire.

Quest’estate abbiamo assistito in diretta a un altro intervento, sul famoso spigolo ovest del Sass d’Ortiga: erano quasi le 17, e un primo di cordata, non ancora a metà via, è stato colpito da un sasso fatto cadere dall’alto; siccome perdeva troppo sangue, ha chiamato l’elisoccorso. Potrebbe sembrare una fatalità, e sicuramente in buona parte la è; però quel giorno (un giovedì) sulla via c’erano almeno sei cordate, partite nonostante le previsioni fossero molto incerte per il pomeriggio; infatti alle 13 ha piovuto per un’ora buona. Forse era il caso di fare un passo indietro prima di mettersi in coda senza nemmeno godersi la salita!

Elisoccorso sul Campanile Alto

Anche durante la scalata del Campanile Basso, la scorsa settimana, abbiamo visto (e soprattutto sentito) un elicottero che ha fatto 3 o 4 giri sullo spigolo ovest del Campanile Alto, coperto da insidiose nuvole basse.

A dire tutta la verità, e volendola dire soltanto alla fine dell’articolo, anche chi scrive, ormai 7 anni fa, è stato portato via in elicottero: mi trovavo sulle piste da sci sopra Alagna Valsesia, ho avuto un malore e un mezzo svenimento dovuto probabilmente all’eccessiva stanchezza, e dal punto di soccorso del Passo Salati hanno deciso di fare arrivare l’eliambulanza. Io, terrorizzato dal dover pagare, ricordo di avere insistito per scendere in funivia… Alla fine l’intervento è stato superfluo, siccome arrivato all’ospedale di Romagnano non avevo nulla, a parte la macchina ancora parcheggiata lassù!

Da allora ho imparato che l’elisoccorso non si paga, ma anche che in montagna bisogna andare con la dovuta preparazione fisica, senza improvvisare: sia in ambienti addomesticati come le piste da sci, sia a maggior ragione su sentieri remoti o pareti. Una maggiore cultura della montagna, che i mezzi di comunicazione certo non contribuiscono a diffondere, di certo farebbe diminuire le chiamate inutili.

D’altro canto, forse spinti dal bisogno di aiutare gli altri in ogni caso, capita che i tecnici dell’elisoccorso partano anche in situazioni evidentemente pericolose, o proprio disperate.  In questi casi, anche loro dovrebbero fare un passo indietro.

La speranza è comunque di non dovere mai digitare il 118, ma l’imprevisto può sempre capitare (non sono una persona scaramantica, quindi scrivo frasi del genere senza timori).

Luca

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