Ordinanza Ventasso: no ai divieti sull’Appennino in inverno

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Con l’ORDINANZA N° 03 del 24/02/2018, il Comune di Ventasso, nell’Appennino reggiano, ha regolamentato l’attività invernale sul proprio territorio, che comprende due stazioni sciistiche (Cerreto e Ventasso Laghi) e montagne – come l’Alpe di Succiso e i Groppi di Camporaghena, il Ventasso, parte del Cusna – sulle quali si trovano molte salite invernali descritte in questo blog.

Prescrizioni e divieti sono stati posti alle attività sia sulle piste, sia fuori.

Cominciando dalle piste sci, il rispetto del “Decalogo dello sciatore” ci sembra scontato e condivisibile, così come il fatto di prestare attenzione durante l’attraversamento delle piste e dare la precedenza agli sciatori; anche se non ci è chiaro quale sia di preciso questa area sciabile adiacente alla stazione di partenza nella quale durante l’apertura è consentito ai pedoni di passare, percorrendo esclusivamente l’apposito sito se individuato e adeguatamente segnalato dal gestore dell’area sciabile stessa.

Significa che se per raggiungere o percorrere un sentiero CAI devo attraversare una pista, posso farlo solo se qualcuno ha piantato paletti per segnalare il passaggio? Nelle precisazioni finali dell’ordinanza si cita il caso delle viabilità di servizio accedenti ai rifugi (sfruttate in genere come piste da fondo) nelle quali i pedoni possono passare, ma non è chiarito il caso dei sentieri, che sia a Ventasso sia a Cerreto Laghi percorrono o intercettano le piste.

Monte Alto

La cresta nord del monte Alto in un inverno molto nevoso (2013-2014)

La novità più rilevante riguarda però le attività fuori pista nel territorio comunale: con pericolo valanghe 4 o 5 è vietato effettuare attività escursionistiche, scialpinistiche o alpinistiche nelle aree innevate sopra il limite del bosco. Premesso che il pericolo 4 in Appennino non si vede tanto spesso, e quello 5 men che meno e che entrambe le situazioni dovrebbero far rizzare le orecchie di alpinisti, scialpinisti ed escursionisti troviamo che la scelta di porre divieti a prescindere – seppure a tutela dell’incolumità degli avventori –   sia un errore.

Innanzitutto il grafico Meteomont, cui l’ordinanza raccomanda di fare riferimento, raggruppa in tre grandi blocchi (peraltro non ben definiti) tutto l’Appennino emiliano, dove le condizioni e la quantità di neve, coi pericoli connessi, possono essere molto diverse da valle a valle, da versante a versante o semplicemente da un itinerario all’altro (cresta, pendio, canale, fondo di una valle, ecc). Se il pericolo valanghe è dato 4 sull’Appennino Emiliano centrale, lo è dal Ventasso al Corno alle Scale, mentre magari risulta 2 sull’Appennino Emiliano occidentale, che va dal Maggiorasca al Lagastrello.

Altri servizi (come quello di Meteotrentino) forniscono mappe geografiche più dettagliate e intuitive, ma in ogni caso sono l’osservazione individuale sul posto e la conoscenza della zona a fare la differenza. Sono tanti i percorsi fuori dal bosco nel comune di Ventasso al sicuro dal pericolo valanghe (il sentiero classico al Ventasso, il crestone Casarola – Succiso, il Cavalbianco, la Nuda dalla cresta del Forame, il monte Acuto), anche quando questo risulta alto nei canaloni e pendii circostanti. In questi casi estremi, ci sono sentieri sotto il limite del bosco che possono risultare più pericolosi (zona Ghiaccioni, ad esempio).

La cresta per la vetta

La facile cresta sud del Ventasso (inverno 2013-2014)

Ovviamente non neghiamo sia rischioso andare sul crinale con il pericolo valanghe 4 o 5, ma lo è anche quando c’è ghiaccio, o vento, o nebbia: non per questo bisogna proibirlo. La frequentazione della montagna deve essere libera e responsabile; nel momento in cui vengono posti divieti, ogni presa di responsabilità viene esclusa a priori.

Alla fine dell’ordinanza si precisa che sono esclusi dall’applicazione delle prescrizioni le guide alpine e le aree sciabili attrezzate in quanto messe in sicurezza dal gestore. Di fatto il gestore (come avviene a Cerreto Laghi e Febbio quando c’è pericolo valanghe o maltempo) si limita a chiudere gli impianti a rischio; mentre la guida alpina avrebbe forse una bacchetta magica che non fa scendere le valanghe? Se una guida alpina può scegliere percorsi sicuri in cui portare clienti a pagamento, perché non potrebbe farlo liberamente qualcun altro?

La classica valanga sopra le piste del Cerreto

Valanga scesa dalla Nuda poco lontano dalle piste del Cerreto (inverno 2017-2018)

Tanto che sulle Alpi, anche le guide alpine sono vittime di incidenti; e talvolta valanghe travolgono piste regolarmente aperte. Dunque nessuno è infallibile: sicuramente c’è chi ha più esperienza di altri, ma ciò non vuol dire che tutti i semplici appassionati siano sprovveduti, che andando in montagna quando c’è qualche pericolo (cioè sempre) mettono a repentaglio la sicurezza dei membri del soccorso alpino – quasi sempre gente come loro, anzi talvolta le stesse persone.

Eppure la retorica mediatica insiste proprio su questo; e ordinanze come quella di Ventasso, che non sono certo una novità, a nostro parere promuovono una frequentazione della montagna falsamente responsabile, in nome di un’incolumità che di fatto non può mai essere garantita. Con questo non vogliamo certo spingere i nostri lettori ad andare in montagna anche con il brutto tempo e a fare canali con pericolo valanghe alto (cosa che anzi sconsigliamo puntualmente nei nostri report settimanali nell’ambito però di una riflessione consapevole sulla situazione e non sulla base di semplice divieto preventivo): noi non ci guadagnamo nulla. Chi ci guadagna forse sono proprio quelle stazioni sciistiche vicine al comune che puntano a uniformare e monopolizzare le attività invernali in montagna.

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