Alpinismo marittimo: Spigolo dei Chiavaresi… col gommone!

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Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

Lo Spigolo dei Chiavaresi: una strana associazione, quasi un gioco di parole. A Chiavari ci sono le spiagge con gli ombrelloni, e gli spigoli potranno essere quelli degli hotel, non certo di montagne… eppure i chiavaresi li abbiamo già incontrati, in Apuane, sul monte Contrario: location decisamente diversa da una spiaggia attrezzata! Qui salgono ben due “vie dei Chiavaresi”: una invernale, sulla nord, e una di roccia sulla parete sud ovest.

-> Monte Contrario – Via Bastrenta o Via dei Chiavaresi <-

Ma evidentemente Ottavio Bastrenta, valdaostano trapiantato a Chiavari, oltre alla lotta con l’alpe (apuana e non solo) doveva apprezzare anche il piacere della scalata sul mare: ed è così che negli anni 50 scopre alpinisticamente le Lastre di Riva Trigoso, fette di formaggio ciclopiche appoggiate l’una sull’altra. Non è certo che la via dello spigolo sia stata la prima ad essere salita (pochi anni dopo la stessa placca verrà esplorata anche da Euro Montagna e Giovanni Pastine), ma sicuramente si tratta della linea più bella ed evidente di quello che ancora porta il nome di Triangolo dei Chiavaresi.

Tutte queste informazioni sono tratte dalla guida Onde di Pietra, di Cristian Roccati e Fabio Pierpaoli: più che un elenco di relazioni e schizzi, un vero libro, ricco di curiosità, note storiche e belle foto, tra cui quelle scattate proprio sul triangolo dei Chiavaresi, descritto come

un meraviglioso spigolo da fare almeno una volta nella vita.

Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

Spigolo dei Chiavaresi

Da più di un anno rimandavo la visita alle Lastre di Riva, anche perché un ulteriore capriccio si era aggiunto alla semplice ripetizione dello spigolo: la possibilità di raggiungerlo via mare, grazie all’appoggio logistico dell’amico Marco, munito di patente nautica e gommone in zona. Nella guida del resto l’accesso via mare era consigliato (a dire il vero in canoa, non in gommone…), anche per risparmiarsi un traverso un po’ ostico ai piedi di massi pericolanti. Però le circostanze giuste non erano facili da trovare: doveva esserci il gommone disponibile, Marco disponibile, mare calmo, tempo buono al mare e meglio se bruttino in montagna…

Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

Le Lastre di Riva viste dal largo

Alla fine la giornata buona si è presentata, e con una compagnia affiatata oltre a noi due. Eccomi caricare lo zaino con la corda e la ferraglia alpinistica sul gommone: prima volta per lui, ma anche per me, che il mare lo ho sempre visto (e poco) da riva, anzi ultimamente quasi solo dalle pareti del Muzzerone. Guardare la costa scorrerci di fianco è una sensazione nuova, un cambio di prospettiva, anche se inizialmente la maggiore preoccupazione è quella di non volare in mare!

Il gommone va forte e lo abbiamo riempito a dovere di zaini, cibo, bottiglie e persone: siamo in 8. Per fortuna il mare è liscio come l’olio, e consente a Marco di dare gas senza troppi patemi… e qualche saltino ogni tanto rende il viaggio più adrenalinico! Superiamo Chiavari, Lavagna, Sestri, Punta Manara con le sue falesie; ecco il cantiere di Riva Trigoso, ed ecco le placche di Riva, con il Triangolo ancora piccolo per la distanza.

I compagni di gita sembrano un po’ delusi dalla vicinanza del cantiere navale, ma li rassicuro: il posto sulla carta deve essere bellissimo, e del resto ci sono già diverse barche in zona… chissà, magari faremo pure la coda sulla via! Naturalmente le pareti sono vuote, e si pone il problema di come raggiungerle senza bagnare l’attrezzatura: Marco infatti può avvicinarsi un po’ alle rocce, ma senza arrivare a toccarle con il gommone, anche per il rischio di trovare scogli.

Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

La caletta vista dallo spigolo

Per fortuna Fabio ha ben due borse a tenuta stagna, e in una infiliamo imbraghi scarpette e rinvii. Nuoto qualche metro raggiungendo facilmente la prua dello spigolo, che termina in mare con un gradone tutto sommato comodo; il primo spit è a pochi metri dall’acqua e lo riesco a raggiungere comodamente. Mi faccio poi lanciare un capo della corda con legato un moschettone, e comincio a recuperarla tenendola più tesa possibile.

Il mare è calmo ma non immobile, e Marco non ha vita facile a restare sempre alla stessa distanza dalla placca, senza rischiare di andarci contro o allontanarsi troppo: così ci viene l’idea di assicurare la barca con un mezzo barcaiolo sullo spit, di modo da recuperare la corda e bloccarla quando necessario! Terminata la corda, faccio legare l’altro capo alla borsa a tenuta stagna – che dovrebbe stare a galla, ma con tutta la (mia) attrezzatura dentro preferisco non fidarmi troppo… oggi vorrei fare arrampicata, non immersione!

Anche Fabio si tuffa con la borsa – che sta a galla – e dopo avermela passata sale anche lui sulla prua dello spigolo. A parte il capo legato alla borsa e poco altro, i 70 metri di corda sono tutti asciutti! A questo punto gli altri si spostano in una vicina caletta, anche per fare la spola con il cibo e il bere dal gommone; mentre noi ci prepariamo a salire.

Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

Luca assicura Fabio (foto di Marco – dall’acqua!)

Fabio mi assicura con il gri gri, io ho tutto l’occorrente per e recuperarlo in cima e calarci, anche se lui sembra più propenso a salire in moulinette. La roccia è fantastica, un’arenaria ruvidissima che ricorda quasi il granito, ricca di fessure e gradini; si arrampica spesso sul filo dello spigolo, in piena esposizione, con il mare scintillante tutto attorno… le difficoltà modeste (non più di IV grado) e gli spit abbastanza vicini rendono tutto molto rilassante, in un contesto magnifico.

Peccato soltanto che la via sia 45 metri e la mia corda 70… arrivato in fondo allo spigolo trovo uno spit con maglia rapida arrugginita e una sorta di fittone ancora più arrugginito che balla in una fessura, anche lui con anello di calata… sarei quasi tentato di portarlo a casa come cimelio, ma sono in costume e ho paura di tagliarmi… poi in fondo è parte della via, se non era di Bastrenta in persona deve essere stato piantato lì poco dopo!

Dopo i miei soliti dubbi, reputo che la soluzione più sensata sia scendere lo spigolo in disarrampicata, così da non abbandonare materiale né rischiare di pocciare tutte le corde in acqua tirandole dopo una doppia. Così mi faccio recuperare da Fabio e scendo per una dozzina di metri, con molta meno disinvoltura rispetto alla salita… più o meno a 30 metri lascio una ghiera sullo spit e mi faccio calare. Ora gli altri possono provare buona parte della via con la corda dall’alto, io smonterò più tardi il resto dei rinvii.

Gli altri però sono già in fase aperitivo, e non sembrano intenzionati a scalare, almeno per ora… Fabio prova la via fino alla ghiera, riservandosi la possibilità di proseguire da primo dopo. Lasciamo tutto montato, togliamo l’imbrago e le scarpette appendendoli allo spit e raggiungiamo a nuoto la vicina caletta, dove ci aspettano birre fresche e insalata di riso… peccato solo per un masso di qualche tonnellata sospeso in cima al camino che insiste sopra la caletta: una visione non troppo rassicurante, ma se è rimasto lì tanto tempo ci rimarrà anche oggi!

Lastre di Riva - Spigolo dei Chiavaresi

La spaccatura fra il Triangolo dei Chiavaresi e le altre “lastre”

Poco dopo il lauto pasto, dimentichiamo le raccomandazioni sentite tante volte dalle mamme di non fare il bagno… nessuna congestione! Qualcuno sale sulla prua dello spigolo, ma più per fare tuffi che non per provare la via; oltre a Fabio, solo il coraggioso Marco la prova, ma senza scarpette siccome le nostre due paia gli sono troppo strette e le sue le ha dimenticate… ma l’arenaria non perdona, e scotta!

Ormai lo spigolo è tutto al sole, si suda parecchio… scalo fino all’ultimo rinvio, salgo ancora un po’ per lasciare il tempo agli altri di raggiungere il gommone e farmi qualche foto dal mare. Alla fine soltanto una verrà quasi decente: peccato! Fabio sta arrostendo giù sulla prua, così comincio a scendere recuperando i rinvii. Ho le mani sudate, e con la scusa di farmi fare le foto dal largo scendo con tutta calma e misurando i passi… questi spit vicino al mare non mi sono mai piaciuti troppo! Arrivato in fondo infiliamo tutto di nuovo nella sacca termica, mentre con la corda reputo più sbrigativo un lancio diretto dentro il gommone, che riesce ad avvicinarsi di più alle placche. Alla fine dell’operazione non mi resta che tuffarmi in mare -naturalmente a bomba, zero classe – per terminare la discesa a quota zero!

Davvero una bella avventura, che spero di ripetere in altre pareti vicine.

Relazione rapida: accesso via terra dalla strada fra Riva Trigoso e Moneglia (parcheggio difficile); traversare lungo le placche percorrendo nell’ultima parte un paio di tiri di corda fino all’attacco sul filo dello spigolo. La via è 45 metri (4a). Per scendere conviene calarsi su uno spit scendendo sulla verticale al centro della placca (35 metri tirati), oppure disarrampicare lungo la via.

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