Spigolo Wiessner al Sass d’Ortiga, gran salita sulle Pale di san Martino

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Lo spigolo ovest del Sass d’Ortiga, conosciuto anche come via Wiessner, è ben riconoscibile già dal paese di Fiera del Primero; ma è dalla bassa val Canali che la linea si presenta nel pieno della sua bellezza, slanciata verso il cielo e con il caratteristico “occhio”, formato da un grande masso incastrato sotto la vetta. La sosta sotto il tiro chiave è proprio lassù!

La via presenta un’arrampicata di gran soddisfazione, spesso esposta, dove la verticalità si sente relativamente poco grazie a una roccia strepitosa: lavoratissima, ruvida, piena di appigli generosi, clessidre, fessure… le difficoltà in genere sono sul III grado nella prima parte, IV nella seconda, con pochi passi più difficili dove i chiodi non mancano. Una salita davvero da non perdere, un po’ meno congestionata rispetto allo Spigolo del Velo!

Prima salita: F. Wiessner, H. Kess, 1928

SASS D’ORTIGA (2634 m) – SPIGOLO OVEST (VIA WIESSNER – KESS)

Il Sass d’Ortiga: lo spigolo è quello a sinistra, si riconosce il grande masso incastrato

INFO TECNICHE  
Data Uscita18 agosto 2017CompagniMario Brunelli, Luca Castellani, Andrea Recusani
ItinerarioSalita al Sass d'Ortiga per la via Weissner - KessZona MontuosaPale di San Martino
Tempo 1 ora da Malga Canali al rifugio Treviso; 2,30 h dal rifugio all'attacco;
5/6 ore la via; 2/3 ore discesa fino a Malga Canali
Dislivello400 m la via, 800 m dal rifugio Treviso all'attacco, 300 m dal parcheggio al rifugio
Località di PartenzaMalga Canali (1302)Quota partenza e arrivo1302 m - 2634 m
Difficoltà globaleD Difficoltà tecnicaQualche metro di V+; passi di V; spesso III e IV
ChiodaturaSoste con chiodi, chiodi e clessidre in via, ben presenti nei tiri più difficiliMaterialeUna decina di rinvii, friend medi e nut, cordini
Tipologia arrampicata VariaRocciaDolomia ottima
Periodo consigliatoEstateLibro di vettaSolo la scatola...!
Punti d’appoggioRifugio Treviso, Bivacco Menegazzi. AcquaNo. Al rifugio ufficialmente non è potabile
Cartografia utilizzataTabacco - Dolomiti di Brenta 1:25000Bibliografia utilizzataClaudio Cima, Pale di san Martino. 200 arrampicate scelte
Giudizio100100100100100Consigliata Sì, una grande classica! Roccia indimenticabile.

INDICAZIONI STRADALI

Appena oltre Fiera di Primiero, si abbandona la statale 50 salendo a destra (indicazioni per il Passo Cereda). Dopo alcuni tornanti, si svolta a sinistra verso la Val Canali, che si risale tenendo sempre la destra. Raggiunto il grande parcheggio a pagamento del Cant di Gal (1170 m), si può tentare di proseguire a destra verso Malga Canali (1302 m): appena prima della sbarra ci sono una ventina di posti auto liberi, perfetti per chi sale e pernotta al rifugio.

AVVICINAMENTO

Seguire la sterrata fino al bivio a destra per il Rifugio Treviso (1631 m), che si raggiunge per comodo sentiero tra i larici (1 ora scarsa dal parcheggio).

Dal rifugio seguire il sentiero CAI di sinistra (720) con indicazioni per la Forcella delle Mughe. La prima parte è ripidissima nel bosco, poi risale un ampio vallone ghiaioso; in alto a sinistra si vede bene la linea dello spigolo, col caratteristico masso incastrato. Alcuni passaggi di primo grado portano alla forcella (2258 m, 1,30 h dal Treviso). Qui si segue un’evidente cengia che taglia tutto il versante sud del Sass d’Ortiga. Un tratto attrezzato permette di superare in discesa un camino liscio e la successiva paretina verticale; poi seguendo sempre la cengia ben definita (qualche segno rosso) si raggiunge la forcella alla base dello spigolo ovest (30/40 minuti dalla forcella, 3,30 h da Malga Canali).

 

Sentiero di avvicinamento: il caratteristico masso sopra il Dente del Rifugio, dietro la Cima dei Lastei

Andrea sul quarto tiro

RELAZIONE

1° tiro: risalire il camino appena sotto la forcella (segno giallo alla base); quando diventa più facile, spostarsi in obliquo a sinistra per roccia lavorata fino a una comoda cengia sullo spigolo. Sosta su due chiodi (30 m, IV, III).

2° tiro: spostarsi qualche metro a sinistra e salire senza via obbligata la parete che forma il filo dello spigolo (roccia meravigliosa, molte possibilità di proteggersi). Raggiunto un altro grande terrazzo, vi si sosta su due chiodi (45 m,  IV-, III).

3° tiro: dritti sulla parete sopra la sosta, subito verticale ma con un’ottima fessura. Proseguendo, le difficoltà diminuiscono se si attraversa un canalino sulla destra (spuntone con cordone vecchio), ma poi bisogna riportarsi verso il filo prendendo come riferimento il primo pilastro o dente, ben visibile osservando il profilo dello spigolo. Si può sostare su un piccolo ma comodo spiazzo con un chiodo e una clessidra, appena sotto l’ultimo tratto di parete del dente (50 m, IV, III/III+).

4° tiro: ancora lungo il filo (clessidra); prima che questo diventi strapiombante, si traversa a destra superando un camino. Proseguire sulle placche appena a destra del camino, che alla fine diventa a sua volta strapiombante; appena possibile (chiodo nuovo) traversare a sinistra e sostare sulla vetta pianeggiante del primo pilastro (30 m, IV).

5° tiro: lo spigolo diventa qui verticale e il percorso più obbligato: affrontare la parete sopra la sosta (chiodo nuovo alla base e a metà) fino a uno strapiombino con sotto tre chiodi ravvicinati, che si supera a sinistra. Raggiunta una prima nicchia gialla (clessidra con cordone) si traversa a destra con passaggio esposto, poi più facilmente ci si riporta verso sinistra fino a un’altra nicchia con roccia giallastra, dove si sosta su tre chiodi, di cui due appaiati (35 m, IV+, IV, 5 chiodi (calcolarne 2…), cordone in clessidra).

6° tiro: uscire dalla nicchia traversando a destra (stando bassi è più facile), dunque di nuovo dritto per bella fessura appigliatissima. Il filo si fa nuovamente più abbattuto e si può salire senza via obbligata cercando i passaggi più facili: la roccia è ovunque magnifica e ricca di protezioni naturali! Sempre sulla destra rispetto allo spigolo, vicino a un canale, si trova un comodo spiazzo con due cordoni in una clessidra, e qui conviene sostare (55 m, passo IV+, IV, poi III/III+).

7° tiro: continuare lungo il facile canale a sinistra, fino al punto più alto in cui è possibile attaccare la paretina finale del secondo pilastro. Salire sfruttando buone fessure e sostare sulla vetta, grandi massi incastrati (30 m, II, passi di IV, III).

8° tiro: scendere sempre stando a destra del filo, su placche inclinate. Superato il caratteristico masso enorme incastrato fra il secondo pilastro e la parte finale di parete, si sosta alla base della fessura finale.

9° tiro: lunghezza chiave della via, con un paio di passaggi nettamente più difficili del resto. Dalla sosta si supera la breve paretina strapiombante strizzando un paio di prese piccole e un poco unte (due clessidre con cordini); poi gli appigli tornano di nuovo generosi e si sale lungo l’evidente fessura che taglia la parete (2 chiodi). Dopo il terzo chiodo, appena diventa possibile traversare a destra uscendo su un comodo terrazzo dove si fa sosta su due chiodi, uno piantato molto a fondo… ci passa giusto un cordino in kevlar! (30 m, primi metri V+, V-, IV).

10° tiro: traversare a destra lungo la cengia, finché non si esaurisce oltre lo spigolo. Salire dunque dritti lungo la paretina soprastante, sempre con roccia fantastica e generosa di clessidre. Usciti su un ripiano ghiaioso (attenzione a non smuovere sassi) si percorre un facile canale con tracce di passaggio fino a uscire sull’antecima. Sosta su spuntoni (45 m, III, I).

DISCESA

Con un breve tratto di cresta – ometti e segni gialli, passaggio esposto di II – si raggiunge la cima principale (2634 m, scatola del libro di vetta trovata vuota). Per tracce evidenti si scende prima lungo la cresta, poi sui ripidi prati del versante sud est. Quando si è a picco sopra la Forcella delle Mughe, la via normale diventa più impegnativa, superando alcuni caminetti di II/max III grado (presenti fittoni nuovi per procedere assicurati o con brevi doppie). L’ultimo tratto ripido scende decisamente verso est, depositando su comodi prati ormai vicino alla forcella (1 ora dalla vetta). In un’altra ora circa si scende al rifugio.

 

Primo tiro

Primo tiro

Quinto tiro

Nono tiro, cercando la linea dello strapiombino

Il libro di vetta (vuoto) e il panorama verso Fiera del Primiero

Terzo tiro

OSSERVAZIONI

Una delle grandi classiche delle Pale di San Martino, molto frequentata nonostante l’avvicinamento abbastanza lungo. Noi siamo saliti al rifugio Treviso di giovedì, in pieno agosto, e la via era stata salita da 5 o 6 cordate, con anche un intervento dell’elisoccorso. Il giorno successivo siamo stati decisamente fortunati… in via c’eravamo soltanto noi!

I gradi ci sono sembrati un po’ più meno stretti rispetto ad altre vie in Dolomiti: sarà che la roccia è perfetta, o forse ci stiamo abituando pian piano alla verticalità.

Il rifugio Treviso è un ottimo punto d’appoggio, accogliente e gestito da un alpinista di tutto rispetto che vi saprà fornire tutte le informazioni necessarie per le vostre salite; comunque si può anche valutare di salire dal bivacco Menegazzi, sul versante opposto della montagna, raggiungibile in meno di 2 ore dalla località I Domadori (vicino alla strada per il Passo Cereda).

 

 

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Salita9
Ambiente9
Arrampicata10
Roccia9.5
9.4
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