Via Winkler: il primo V grado delle Dolomiti sulle Torri del Vajolet

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Pietra miliare della storia dell’alpinismo, la via Winkler sale sulla più meridionale delle tre Torri del Vajolet, che mostra il suo volto più affascinante salendo dal Gardeccia verso il rifugio Vajolet: da qui appare all’improvviso, e sembra avvitarsi verso il cielo. La salita (e discesa) solitaria di George Winkler è rimasta leggendaria: negli anni in cui si salivano per la prima volta le cime più difficili e nascoste delle Alpi e delle Dolomiti, il giovane austriaco – prendendosi non pochi rischi – superò un passaggio di difficoltà davvero estreme per l’epoca.

La fessura Winkler, o Winklerriss, incute timore ancora oggi, nonostante due chiodi e un friend incastrato; altrimenti non sarebbe stata chiodata appena più a destra una variante su placca appena più facile (IV+), ma molto meno fisica, e preferita dalla maggior parte dei ripetitori. La via comunque non è tutta nel passo chiave: la grande esposizione della cengia, l’uscita emozionante dal camino sull’intaglio in cresta, lo spigolo aereo finale e l’arrivo sulla stretta cima, ne fanno una salita completa e indimenticabile, sulla meno frequentata delle tre torri.

Prima salita:  George Winkler, 17 settembre 1887

TORRE WINKLER (2800 m) – VIA NORMALE (Fessura Winkler)

La Torre Winkler dalla Valle del Vajolet

INFO TECNICHE  
Data Uscita7 agosto 2017CompagniLuca Castellani, Andrea Recusani
MontagnaTorre Winkler (2800)Itinerario - ViaNormale - Fessura Winkler
EsposizioneSud e estPeridio consigliatoEstate e inizio autunno
TempoDal Gardeccia 8/9 h circa: 1,40 h avvicinamento, 3/4 ore la via, 1,5 h le doppie, 1,15 h rientroSviluppo260 m la via
Difficoltà Passaggio di V-, passi di IV, spesso III.ChiodaturaSpit alle soste, qualche chiodo sui tiri
Tipologia arrampicata Camino, diedro, cenge, spigoloRocciaDolomia molto buona
Materiale5/6 rinvii, cordini, minima scelta di protezioni velociBibliografia utilizzataMauro Bernardi, Arrampicare sul Catinaccio, Athesia, 2009
Giudizio100100100100100Consigliata Decisamente sì! Una salita storica sulla meno frequentata delle Torri del Vajolet

INDICAZIONI STRADALI

Il Gardeccia si può raggiungere in tre modi: il più comodo è da Pera di Fassa con servizio bus (prima corsa alle 7, 10 €); in auto si può risalire invece la strada fino ad un parcheggio libero in località Monzon (pochi spiazzi), da cui si arriva in 45 minuti a piedi. La terza possibilità è salire al Nigritella con la funivia di Vigo: da qui un comodo sentiero pianeggiante in circa mezzora conduce al Gardeccia.

AVVICINAMENTO

Dalla località Gardeccia si risale il sentiero principale della valle fino al Rifugio Vajolet. La Torre Winkler è la prima a comparire. Si svolta dunque a sinistra verso il Rifugio Re Alberto, che si raggiunge su ripida salita con qualche tratto attrezzato. Per tracce evidenti (ometti) si punta alla base delle torri, precisamente a un canale che separa la Delago dalla Sentinella. Nel punto in cui questo è più facile da superare, inizia una cengia evidente che taglia alla base le torri. Seguirla (passi di I) a destra fino ad arrivare sotto al grande invaso fra la torre Stabeler e la Winkler (1.40 h).

Gardeccia, rifugio Stella Alpina con alle spalle il Catinaccio

Gardeccia, rifugio Stella Alpina con alle spalle il Catinaccio

Il quinto tiro

RELAZIONE

1° tiro (si può salire anche slegati): cercare la via più facile verso la base del camino. Un’ultima rampetta più ripida esce presso la sosta (40 m, I, passo III).

2° tiro: spostarsi alla destra del camino, salendo una paretina a gradoni (chiodo e grande clessidra). Riportarsi dunque a sinistra uscendo su una grande cengia. Due soste presenti, a sinistra prosegue la via normale alla Torre Stabeler (30 m, II, III – 1 chiodo)

3° tiro: percorrere a destra la cengia, che si fa via via più stretta ed esposta (chiodo). Sostare alla base dell’evidente fessura di Winkler, che si presenta come un diedro camino un po’ tetro (35 m, I, II – 1 chiodo).

4° tiro: affrontare il diedro/camino (chiodo), fino a superare di forza la strozzatura strapiombante (chiodo e friend incastrato). Raggiunta una zona più facile, si può proseguire in uno dei due camini paralleli (quello a destra è leggermente più facile) fino a un terrazzo dove si sosta (25 m, IV+, passo V, poi III – 2 chiodi e un friend incastrato).

NOTA: la fessura può essere evitata percorrendo un tiro sulle placche di poco più a destra. Difficoltà IV+, vari chiodi. Sembra sia la soluzione adottata dalla maggior parte delle cordate.

5° tiro: salire il grande camino a sinistra della sosta; prima che diventi strapiombante (sosta intermedia, meglio ignorarla), traversare decisamente a destra in bella esposizione, raggiungendo un pulpito. Da qui di nuovo in traverso a sinistra sostando alla base di uno strapiombo (40 m, III+, III – 2 chiodi, clessidre).

6° tiro: spostarsi a sinistra fin dove è possibile superare in spaccata il breve camino strapiombante ma ben appigliato (2 chiodi); uscire a destra e raggiungere facilmente la forcella fra la torre e l’avancorpo a destra. Qui si sosta (15 m, passo IV, III).

7° tiro: seguire la cresta a gradoni verso sinistra, superando alcuni salti grazie a buone fessure. Si supera una sosta evitabile, e si risale per un bel diedro rossastro a destra rispetto al filo dello spigolo. Un ultimo caminetto conduce a un terrazzino con la sosta, anche di calata (40 m, III, passi di IV).

8° tiro: aggirare a destra l’ultimo risalto, e per facile cresta raggiungere la vetta, spit di sosta (15 m, II).

 

Il passaggio nel camino del sesto tiro

Alla base del tiro chiave: a sinistra la fessura Winkler, a destra la variante in placca

DISCESA

Scendendo 5 metri in direzione della torre Stabeler, si incontra una sosta di calata nuova. Da qui noi siamo scesi con due doppie da 50 metri (la prima in leggero obliquo a destra faccia a monte) lungo la via Steger, arrivando sulla cengia principale. Naturalmente la scelta è da scartare nel caso ci siano cordate impegnate sulla via! Pare ci siano nuove calate attrezzate anche più a sinistra, cioè verso l’intaglio fra le due torri (non verificato).

Un’altra discesa possibile è la seguente: tornare sui propri passi fino alla sosta sul terrazzino, e con una calata da 40 metri scendere alla forcella dopo il 6° tiro. Qui si segue una cengia (ometti) che aggira dal versante nord la torre (passo di III in discesa) e raggiunge l’intaglio con la Torre Stabeler. Una calata di 60 metri deposita sulla cengia principale. Da qui con un’altra calata lunga si raggiunge un terreno più facile, in prossimità dell’attacco.

OSSERVAZIONI

Certe salite classiche non passano mai di moda, nemmeno nell’epoca degli spit… spit che a dire il vero sono arrivati anche sulle Torri del Vajolet, alle soste, rendendo la loro salita e discesa decisamente meno ingaggiose. Forse anche per questo è facile fare la coda da queste parti, anche nei giorni feriali… noi sulla Winkler di lunedì avevamo davanti una sola cordata, ma sulla normale della Stabeler ce n’erano almeno quattro, per non parlare dello Spigolo Piaz alla Delago, dove ha continuato a salire gente per tutto il giorno.

La Winkler ha il problema di avere l’attacco in comune con la Stabeler, ma si può arrivare agevolmente slegati alla sosta sotto la cengia, se non sulla cengia stessa, dove le vie si dividono… Prima di incamminarsi, e decidere cosa fare, conviene fermarsi a monitorare la situazione dai tavolini del Re Alberto con davanti una buona fetta di torta!

Ultimo breve tiro di cresta

La vertiginosa seconda calata dalla via Steger

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